«Stacco la spina per stupirvi»

SCALETTA «Troppo noioso fare concerti uguali ogni sera Mi ispiro ai Radiohead e cambio programmi a ogni esibizione»

«Il mio destino è essere scomodo e interessante». Gianluca Grignani, sabato all’Auditorium Conciliazione con il «Cammina nel sole tour», si vede così. «Scomodo, perché spesso ho fatto cose diverse da ciò che gli altri si aspettavano da me. Spero che in futuro nessuno si sorprenda più per le mie sperimentazioni, così sarò soltanto interessante». Il concerto, rigorosamente unplugged, includerà i successi del cantautore milanese ma anche molte sorprese. Il pubblico sarà protagonista e potrà richiedere canzoni.
Per il tour ha preparato 60 canzoni e la scaletta cambierà ogni sera. Così faceva anche Frank Zappa. Si è ispirato a lui?
«Essere paragonato a Zappa è un grande piacere. Io però mi ispiro ai Radiohead, che cambiano sempre scaletta, e a John Lennon. Anche lui faceva così».
I tour sono sempre più multimediali e la scelta delle canzoni è vincolata ai video da proiettare sullo schermo. Come mai la sua scelta è così in controtendenza?
«Troppo noioso fare concerti uguali, sera dopo sera. Il mio spettacolo è diverso, è sperimentale. Uso chitarre acustiche ed elettriche senza distorsione, per proporre sonorità inusuali. Quando entrano in sala, gli spettatori vengono accolti da uno strano sottofondo: ho fatto mixare Pink moon di Nick Drake, Norwegian wood dei Beatles e i suoni del bosco. Nell’ora precedente all’inizio dello show il volume aumenta gradualmente, regalando un’esperienza sensoriale spiazzante».
Perché ha inserito in scaletta canzoni di Gaber e Tenco?
«Gaber l’ho trascurato a lungo ma quest'estate mi ha folgorato definitivamente. Ho parlato coi suoi musicisti e ho capito che era veramente rock. Ho scoperto come si fa un altro tipo di musica e interpreto Il conformista con una performance molto teatrale. Tenco, invece, per me è il trampolino della musica futura. Aveva una capacità melodica aperta e libera e lo considero il padre della musica da cui sono partito io».
La sua versione di «Mi sono innamorato di te» è una delle novità incluse nella ristampa di «Cammina nel sole».
«C’è anche il mio nuovo singolo, Vuoi vedere che ti amo, in duetto con L’Aura. Poi un monologo dal vivo, improvvisato al Premio Gaber: è stato un tuffo nell’ignoto, ho parlato dieci minuti senza sapere quello che avrei detto. Il risultato mi è piaciuto e l’ho messo nel disco».
Tornando allo spettacolo, perché ha scelto la dimensione unplugged?
«Perché ho potuto lavorare molto sui nuovi arrangiamenti, scarni e particolari. Lo dico con umiltà ma anche con orgoglio, perché sono molto soddisfatto del risultato. Saranno tre spettacoli in uno: quello tradizionale, in cui interpreto le mie canzoni; poi quello più teatrale, in cui mi dedico a Gaber e a Tenco e rispolvero rarità del mio repertorio come Fanny; poi il gran finale interattivo, che coinvolge il pubblico: usiamo solo percussioni - ho trovato uno strano shaker a New York e un tamburello tribale in Africa - e lasciamo il compito di cantare agli spettatori. Finora è stato un successone".
Cos’è la «Fabbrica del suono»?
«Il nuovo studio che inauguro a gennaio. Lavorerò solo sulle mie produzioni, cose particolari che sto sperimentando in questo periodo. Presto ci sarà un nuovo disco».
Sarà una sorpresa, come la «Fabbrica di plastica»?
«Ci provo. Oggi la musica si consuma più velocemente e nessuno ha più il coraggio di osare. Io sì, perché la musica è l’ultima arte poetica rimasta».