«Stadi nuovi dentro il Gra»

Nuovo stadio a Roma? Sì, ma a una condizione: il comune non dovrà sborsare un solo euro. Gianni Alemanno ne parlava già da candidato sindaco, ne ha parlato poche ore dopo la sua elezione al Campidoglio e lo ha confermato ancora ieri nella trasmissione Unomattina. Con qualche piccolo dettaglio in più: «Per i due stadi, della Roma e della Lazio, troveremo le aree dentro il raccordo anulare in modo che non siano lontanissimi - le parole del neo sindaco della Capitale -. Ci sono molte opzioni, bisogna fare una scelta urbanistica. Ma il dato fondamentale è che saranno realizzati senza un solo soldo speso da parte dei cittadini di Roma. Questi stadi si costruiscono se le società sportive hanno i soldi per costruirli».
L’apertura di Alemanno sugli impianti di proprietà hanno fatto gongolare il presidente della Lazio Lotito, che non aspettava altro messaggio per accantonare definitivamente l’ipotesi dell’esilio fuori dalla Capitale. «Potremmo incrementare i ricavi di 100 milioni di euro l’anno, in due anni e mezzo saremmo pronti», l’entusiastico annuncio del dirigente biancoceleste, finora stoppato dalla giunta Veltroni. Se si guarda poi in casa Roma, la costruzione di un nuovo stadio è in cima alla lista del progetto complessivo di George Soros, ma sarebbe anche l’unico motivo per cui gli sceicchi del Dubai si sono (o si sarebbero, il condizionale è d’obbligo) interessati al club di Trigoria. E anche Rosella Sensi, in caso di mancata cessione della società, guarderebbe con favore a quest’ipotesi: lo stadio di proprietà significherebbe aumentare il valore del club prima che mettersi in tasca dei ricavi. Anche se servirebbe una ricapitalizzazione che coinvolgerebbe quei costruttori destinati a gestire l’appalto, con le azioni dei Sensi che scenderebbero dall’attuale 67 per cento al 51. Al momento, però, imprenditori romani disposti a mettersi intorno a un tavolo non se ne vedono.
Già 21 anni fa l’ex presidente giallorosso Dino Viola avrebbe voluto costruire un nuovo stadio alla Magliana. E subito dopo lo scudetto del 2001, Franco Sensi riprese il progetto dando vita a una società - insieme al «collega» laziale Sergio Cragnotti - per privatizzare l’Olimpico. L’operazione fu poi fermata dall’intervento del Tar.
Ora l’intervento istituzionale di Alemanno riapre i giochi. La Juventus è già partita con il progetto Delle Alpi, Roma e Lazio vorrebbero andarle dietro. Il modello è come sempre quello inglese: stadio solo per il calcio, con ristoranti, centri commerciali, cinema, punti vendita dei prodotti ufficiali e magari un museo della società. Come rivela una recente ricerca pubblicata su Il Sole 24 Ore, in Inghilterra i club calcistici ricavano 51 euro per spettatore, in Italia solo 16. Una bella differenza, che ci tiene ancora lontanissimi dall’agognato modello anglosassone.
Lotito, che combatte in Lega da anni a favore dello stadio di proprietà che ritiene l’unica fonte futura di sostentamento per le società, ha pronto da tempo il progetto dello Stadio delle Aquile. Lui avrebbe voluto realizzarlo nella zona Tiberina su propri terreni, il Comune aveva detto no per restare fedele ai dogni del Piano Regolatore e per limitare una presunta speculazione edilizia. Lotito diede allora un ultimatum, minacciando il trasferimento extraterritoriale prima a Guidonia, poi a Valmontone, sollevando un vero polverone. Oggi, con la giunta Alemanno, lo Stadio delle Aquile si riavvicina a Roma, con l’idea Tiberina che torna in auge.
Per quanto riguarda la Roma, c’è ancora da individuare un’area all’interno del Raccordo Anulare. Una delle aree possibili per la realizzazione del nuovo impianto è la zona di Torrevecchia, dove sorgerà la futura cittadella dello sport sui terreni della famiglia Sensi. In seconda battuta la Bufalotta, dove i fratelli Toti hanno costruito di recente un grande centro commerciale. Infine ci sono i terreni lungo la Roma-Fiumicino.