Gli stadi privati italiani: il primo fu il "Giglio" E fu un fallimento

Franco Dal Cin: "Per la Reggiana realizzai un progetto favoloso osteggiato per oltre 7 anni. Ma a Torino avrà successo"

Reggio Emilia Franco Dal Cin fu il solo a realizzarlo, l’inizio della sua fine. Unico stadio privato d’Italia era il Giglio, dall’azienda di latticini che era orgoglio di Reggio. Passò al gruppo Parmalat finendo nel crac di Tanzi. E il fallimento è toccato anche alla Reggiana, a dieci anni dal varo del gioiello. Primavera del ’95, la società granata al Mirabello aveva ottenuto l’unica salvezza in A, l’impianto costruito in centro negli anni ’20 era insicuro e insufficiente. Con 22 miliardi Dal Cin scavalcò il Comune governato dalla ds Antonella Spaggiari: un terzo dei soldi arrivò dagli abbonamenti per 5-10 anni e dalle aziende che affittarono i 30 palchi-salotto; un’altra fetta da sponsor, il resto lo mise la Reggiana. Arrivò Veltroni per lanciare lo stadio da vivere tutta la settimana, come sarà presto a Torino. «Il progetto era avveniristico – racconta Franco Dal Cin, oggi dirigente della Triestina, all’epoca in Emilia -, la politica locale mi osteggiò».

La «zarina» sindaco era gelosa di quel manager vicino a Forza Italia. «Nell’euforia dell’immediato ritorno in A, nel ’96, con Ancelotti, festeggiato anche da Prodi, mi avevano promesso di approvare subito la variante al piano regolatore per lanciare l’area attorno al Giglio. Dal ’99 la «Regia» finì in Lega Pro e l’attuale sindaco Graziano Delrio, allora Margherita, si oppose al progetto. Nel dicembre ‘02 il ricatto della coalizione: «Vendi la Reggiana o non passa la variante commerciale». La società aveva 20 milioni di debiti, quanto pagò il costruttore bresciano Enzo Danesi per creare «I Petali» del Giglio, ovvero galleria di negozi e ristoranti, multisala cinema, centro fitness affacciato sul campo e mega-piscine. «Un progetto favoloso, osteggiato per oltre sette anni». La Reggiana fallì due anni e mezzo dopo.

«A Torino non ci sono rischi – conclude Dal Cin -, la Juve avrà successo. Sedici anni dopo, era ora che una società mi copiasse. E il Parlamento deve approvare le leggi che lanciano progetti analoghi».