Stadio fischia Juan Carlos, ma la tv spagnola oscura

"Addio Madrid, vogliamo l’indipendenza": i tifosi catalani e baschi
uniti nelle proteste contro Juan Carlos e l’inno nazionale. Ma il
canale statale Tve interrompe la diretta e censura tutto. Licenziato il
direttore dei servizi sportivi

Madrid - Una finale della coppa del Re (del Rey, in spagnolo, con maiuscola) contesa da una squadra catalana e da una basca faceva già presagire che non sarebbe stata una partita qualsiasi. Ma la serata di mercoledì allo stadio Mestalla di Valencia ha superato abbondantemente le aspettative e sarà ricordata a lungo.
Le tifoserie delle due regioni più indipendentiste di Spagna sono arrivate con il morale alle stelle. Le aspettative dei baschi dell'Athletic Bilbao covavano da generazioni, visto che l'ultima finale di coppa era stata giocata 25 anni fa. Mentre i catalani del Barça non vedevano l'ora di celebrare la prima vittoria di quella che potrebbe essere una tripletta storica, se vinceranno - com’è possibile - coppa, scudetto e Champions.

La politica ha però preceduto lo sport. I tifosi si sono accomiatati dal Paese in cui vivono con un mega striscione dove si poteva leggere in inglese: «Siamo nazioni d'Europa. Addio Spagna». La polizia l'ha fatto togliere prima del calcio d'inizio, ma all'arrivo di Juan Carlos (il famoso re della coppa) e di Doña Sofía sono partiti i fischi da buona parte delle due gradinate. I reali li hanno incassati con una certa sportività, salutando i pochi che applaudivano, come niente fosse. Ma chi si era trattenuto con i Borbone, non ce l'ha fatta a non fischiare l'inno di Spagna, suonato subito dopo e accolto da un minuto di sonore contestazioni che si sono sentite al Mestalla, sia dagli spalti dei blaugrana che da quelli dei «leoni» (tifosi dell’Athletic, nrd).

A complicare le cose ci ha poi pensato la tv di Stato Tve, che ha deciso di censurare i fischi, interrompendo la diretta per dare la linea ai corrispondenti da Bilbao e Barcellona, mentre i reali si prendevano la sonora fischiata dalla tribuna d'onore, distante solo qualche fila dai tifosi. Cosciente dell'errore, la tv ha provato a rimediare mandando in onda le registrazioni dell'inno durante l'intervallo tra i due tempi, ma è stato peggio. Nella versione di Tve quasi non si sentivano i fischi e le inquadrature erano tutte per quei (pochi) baschi o catalani che, con la mano al cuore o applaudendo, ascoltavano l'inno. Una immagine lontana dalla realtà e che, ieri mattina, è costata il licenziamento in tronco al responsabile dello sport di Tve, Julián Reyes.

Nel frattempo le due tifoserie indipendentiste hanno trovato altri motivi per sentirsi più amiche che rivali. Il Mestalla è risuonato ancora all'unisono al grido di «madridista quien no bote», ovvero chi non salta è del Real Madrid. La sintonia tra le due tifoserie ha fatto sì che la partita, finita 4-1 per il Barça, sia stata un esempio di civiltà. I tifosi blaugrana hanno intonato più volte cori a favore dell'Athletic mentre i supporter baschi hanno fatto arrestare un «leone» colpevole di aver lanciato una lattina piena contro Dani Alves. La partita è finita con il capitano catalano Carles Puyol ed il compagno Eto'o a fare il giro del campo con la bandiera dei Paesi Baschi e quella dell'Athletic.

Il contrappunto è arrivato poco dopo, quando il re ha consegnato le medaglie a tutti i giocatori ed ha messo nelle mani di Puyol la Copa del Rey. Con la bandiera della Catalogna al braccio, il catalano si è alzato in piedi su una pedana, facendo al re l'ultimo sgarbo: Juan Carlos si è infatti trovato in basso e dietro a Puyol mentre questi alzava la Coppa del Re. Una situazione assai poco regale, si direbbe. Intanto il governo ha preso le difese dei reali, per bocca della vicepremier Fernandez de la Vega: «La monarchia è una delle istituzioni più stimate dagli spagnoli».