Lo stadio della Juventus ora mette paura ai pm

Tre indagati per la fornitura di acciaio "non conforme". Ipotesi teorica di reato: pericolo di crollo colposo. Il club bianconero parte lesa. La Prefettura: è agibile, si gioca

Torino L’ipotesi di reato mette i brividi: pericolo di crollo colposo. A finire sotto inchiesta è il nuovo stadio della Juventus inaugurato lo scorso 8 settembre, ma la Juve in questa vicenda non è chiamata in causa come indagata, bensì è parte lesa. Il problema è legato a delle forniture di acciaio «non conformi» alle norme che potrebbe avere, in linea teorica, effetti potenzialmente negativi. Si tratta comunque di materiale certificato Ce che è stato sottoposto, in fase di costruzione e collaudo, a tutte le procedure necessarie. E così, dopo una giornata convulsa, e una riunione in prefettura cui partecipano il presidente della Juve, Andrea Agnelli, il sindaco di Torino, Piero Fassino, e il prefetto Alberto Di Pace, viene partorita una nota in cui si afferma che «le partite programmate allo stadio avranno regolare svolgimento».

La Juve non ha dubbi e ribadisce «la propria certezza sull’assoluta sicurezza strutturale dello stadio, ne ha fornito documentazione, ed è fiduciosa che tale circostanza emergerà anche dall’inchiesta della magistratura».

A occuparsi dell’indagine - sfociata in diverse perquisizioni in Piemonte, Veneto e Friuli - sono il procuratore capo, Gian Carlo Caselli, e i pubblici ministeri Andrea Beconi, Raffaele Guariniello e Gabriella Viglione. Tre i reati ipotizzati: «delitto colposo di danno» in relazione al «crollo di costruzioni», falso ideologico e frode in commercio. Tre anche gli indagati: Giovanni Quirico, un dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Torino al quale è prontamente arrivata la solidarietà del sindaco Fassino («chiunque lo conosce non può avere dubbi sulla sua onestà e lealtà»), e gli ingegneri Francesco Ossola e Paolo Erbetta, collaudatore e direttore dei lavori.

L'inchiesta della procura sullo «stadio all’inglese con l’anima italiana» riguarda una partita di acciaio utilizzata per costruire i pennoni della struttura, ovvero le fondamenta. Secondo i magistrati torinesi, il materiale non sarebbe del tutto conforme alle normative. Secondo il legale di Quirico (che è dirigente al Comune di Torino e che dal 2009, «grazie a un provvedimento emanato dalla Città di Torino, può esercitare l'attività di libero professionista»), l'avvocato Andrea Galasso, «quell'acciaio invece è perfettamente conforme alle norme dell'Unione europea ed è in regola con tutti i requisiti». Quirico - che ha chiesto di essere rapidamente interrogato «per rispondere a tutte le domande dei pm» - è indagato anche di falso ideologico (per la procura non avrebbe effettuato bene i controlli) e di frode in commercio. «Ma non è stato il mio assistito - spiega Galasso - a scegliere la ditta che fornisce l'acciaio. Quello non era un suo compito».