Stadio, luci e zone d’ombra

Una carriera a zig zag, quella degli Stadio, gruppo bolognese dominato dalla svettante vocalità di Gaetano Curreri e a suo tempo rivelato da Lucio Dalla con la splendida Grande figlio di puttana. Quando si è appoggiato a grandi autori - lo stesso Dalla, Vasco, il Roversi maiuscolo di Chiedi chi erano i Beatles - il gruppo ha raggiunto livelli notevoli, quando si è contentato di scrivere ed esprimersi in proprio, i risultati non sono andati al di là di un’onesta routine, ovvero di un pop dignitoso ma senza troppi colpi d’ala. Ora il nuovo disco del gruppo, pur con qualche ambizione in più, non smentisce questo zig-zagare tipico degli Stadio: c’è un’intensa, quasi apocalittica pagina di Vasco (Diluvio universale), ci sono momenti d’impegno sociale (la prostituzione, l’immigrazione) e altri d’intimismo, sprazzi di luce e zone d’ombra.