Lo stadio del sangue riapre agli sport inglesi

Con o senza tornelli, lo stadio è la casa dei tifosi. Raccoglie emozioni, trionfi e leggende. Ma c’è uno stadio in Irlanda che è crogiuolo della Storia, simbolo di una Nazione. È il Croke Park di Dublino, il quarto stadio d’Europa per capienza, con i suoi 82.500 posti. Un impianto da sempre dedicato esclusivamente agli sport gaelici - hurling (un mix tra hockey su prato e rugby) e calcio gaelico - e che da ieri sarà aperto anche a sport «inglesi» come il rugby e il calcio.
Con la partita del Sei Nazioni tra Irlanda e Francia di ieri (successo dei francesi 20-17), infatti, finisce un ostracismo lungo più di ottant’anni. Era infatti il 21 novembre 1920 quando a Croke Park la Divisione Ausiliaria inglese sparò sulla folla durante la partita di calcio gaelico Dublino-Tipperary, come rappresaglia per l’uccisione del reparto della Cairo Gang da parte dell’Ira di Michael Collins: a terra restarono 12 spettatori e Michael Hogan, il giocatore che diede il nome a una delle tribune. Era la prima Bloody Sunday (domenica insanguinata) d’Irlanda e da quel giorno a Dublino si giurò che al «Croker» non si sarebbero mai più visti match di sport nati in Inghilterra.
Da allora solo sport gaelici, al Croke. Una barriera politica e sociale che rappresentava l’agognata indipendenza dell’Eire e che è crollata ieri, anche se l’allergia all’Inghilterra aveva dato segni di guarigione già il 16 aprile 2005, quando la federazione degli sport gaelici aveva sospeso la norma 42, che sancisce il divieto di utilizzo dei campi per sport concorrenti. Anche a causa della ristrutturazione dello stadio «rugbistico» di Lansdowne Road, ieri la palla ovale ha dunque toccato l’erba del Croke, mandando in frantumi una delle tante pregiudiziali che ancora dividono l’Irlanda dalla Corona inglese.