Stadio Tursi non paga i lavori e attacca la «tessera»

«Non ci accolleremo alcuna spesa per adeguare lo stadio alla normativa sulla tessera del tifoso». La giunta comunale di Genova torna ad esprimersi sulla direttiva del ministero dell’Interno (che risale ad oltre un anno fa) e stabilisce che per gli ingressi negli impianti debbano esistere corsie di filtraggio e prefiltraggio per l’arrivo dei tifosi. «Nessuno ci aveva informati che ci saremmo dovuti operare in tal senso. Forse le società pensavano in qualche deroga per questi lavori, tanto che due mesi fa avevamo avvisato Genoa e Sampdoria che non ci saremmo mossi. Ma l’ultima circolare del Ministero è stata chiara» ammette l’assessore alla sicurezza Francesco Scidone spiegando come la direttiva disponga che, in mancanza delle barriere di prefiltraggio, l’impianto non possa essere considerato idoneo ad ospitare partite. Così, dopo la soluzione tampone studiata per domani sera con la chiusura al traffico di corso De Stefanis, via Casata Centuriona e via Clavarezza si studieranno interventi definitivi con cancellate fisse che interesseranno anche piazzale Atleti Azzurri d’Italia, ma palazzo Tursi non vuole spendere e chiederà alle società di mettere mano al portafogli «visto che la direttiva della tessera del tifoso è rivolta a loro». Scidone, per sostenere la tesi porta anche gli esempi di Firenze dove le spese sono state ripartite al cinquanta per cento tra Fiorentina e Comune, e Roma dove l’Olimpico è stato adeguato a totale carico di Lazio e Roma: «Stiamo valutando l’ipotesi di barriere definitive che possano essere aperte nei giorni in cui non si giocano partite di calcio senza creare impatto visivo al quartiere nell’arco della settimana. È un ulteriore problema per Marassi e proporrò alle società di trovare un modo per sdebitarsi con i residenti: magari regalando abbonamenti e trovando delle aree di parcheggio da riservare loro».
Ma dal Comune di Genova, oltre alla contrarietà per i nuovi interventi nella zona, arriva anche una valutazione politica sul provvedimento che sa più che altra di una contestazione a quanto portato avanti dal governo: «Maroni è un federalista e fa una legge che vale per tutta Italia: mi suona strano - tuona Andrea Ranieri, assessore alla cultura -. Genova non è come altre città in Italia. Qui, dentro lo stadio, non succede mai nulla». Ed è una gaffe per l’esponente di Tursi che dimentica la notte dei rubinetti di Sampdoria-Bologna e la chiusura al pubblico di Genoa-Milan del maggio scorso proprio per paura di incidenti all’interno del «Ferraris».
Il problema della sicurezza negli stadi c’è e la tessera del tifoso potrebbe essere lo strumento per cercare di arginare alcuni di questi fenomeni, così la pensa anche il Sap, sindacato autonomo di polizia che ha risposto anche al Comune di Genova: «Il Sap non può condividere l’atteggiamento di chi, a priori, contesta una norma senza aver prima constatato l’efficacia ma soprattutto senza vere soluzioni da proporre per mettere fine ad atteggiamenti violenti che possiamo definire piaga sociale», scrivono in un documento Salvatore Marino e Giacomo Gragnano, segretario regionale e provinciale del Sap spiegando come gli agenti di polizia siano pronti anche per questa stagione alla tutela dei cittadini: «L’entrata in vigore della tessera del tifoso - proseguono - è un’occasione per i veri tifosi di emarginare finalmente quella frangia di estremismo ultras che settimanalmente ha come unico scopo quello di provocare incidenti in nome dello sport».