Lo «staff» del Quirinale: dieci volte la Casa Bianca

Dopo il suo discorso sulla necessità di «combattere i mille fenomeni di spreco e in special modo la dilatazione del costo della politica», dopo la decisione di festeggiare il 2 giugno «all’insegna della sobrietà con mille invitati in meno, niente cena né orchestra», era lecito aspettarsi dal presidente della Repubblica che i tagli agli enormi costi del Quirinale fossero ben più sostanziosi di quelli annunciati giorni fa. Va ricordato quanto lei scriveva nel 1996: il Quirinale dispone di 111 auto blu di servizio, ma è niente nel mare magnum dello scialo quirinalizio. Senza contare la tenuta di Castelporziano e la villa Rosbery di Napoli, solo al Quirinale il presidente ha ai suoi ordini 230 corazzieri, 230 carabinieri, 200 poliziotti, 30 finanzieri e 35 guardie forestali, stuoli di maggiordomi, cuochi, guardarobiere, ricamatrici in bianco e ben 800 funzionari. Un apparato di 1.600 persone che ci costava, nel ’96, 226 miliardi di lire ogni anno. Una denuncia che ho riportata nel mio pamphlet «L’assalto alla diligenza», con la precisazione che la Casa Bianca dispone solo di sei auto di servizio, compresa quella del presidente, di 53 funzionari, di 80 agenti tra Fbi e marines (e si parla della sicurezza dell’uomo più potente del mondo) e che lo stesso Eliseo (e i francesi non scherzano con la «grandeur») è meno opulento. Come sono meno affollate di auto e di funzionari le residenze reali di Spagna, Inghilterra, Belgio, Olanda, Danimarca, Norvegia e le residenze repubblicane di mezzo mondo.
Nel gennaio 2006 il Quirinale ha fornito questi dati: 1.072 persone costituiscono il personale di staff (segreterie e funzionari di vari livelli) e 1.086 il personale militare, per un totale di 2.158 persone. Con un costo di 240 milioni di euro, pari a 433 miliardi di lire, quasi il doppio del 1996. E sapete in cosa consistono i tagli decisi una decina di giorni fa? I militari si riducono di 124 unità e i civili di 97 unità, le spese del personale passano da 139,7 milioni di euro l’anno a 138,7 e la spesa complessiva passa da 241,6 milioni di euro l’anno a 240,8. La bellezza di «800mila euro in meno»! Meglio che niente, però poco. Torna perciò di attualità la proposta di conservare una sessantina di corazzieri mandando gli altri 900 militari a contrastare la criminalità sulle strade, e di utilizzare il Quirinale come museo di storia patria e di assegnare al capo dello Stato uno dei tanti antichi palazzi romani, prestigiosi e meno costosi.


Cifre di quelle abitualmente definite «da capogiro», caro Mazziotti. Il nocciolo della questione, d’altronde ben espresso nel suo libro, è proprio lì, nel palazzo del Quirinale. Smisuratamente vasto e dunque di manutenzione, anche quella normale, ordinaria, dispendiosissima. Siccome poi in quel palazzo così grande ci si deve sentir soli, si è finito per riempirlo di gente (oltre mille persone addette allo staff! Ma dove siamo?) che ci costano un occhio della testa. E ci sono anche le altre residenze, come non bastasse il Colle. Se ricordo bene (ricordo bene) nel settennato 92-99 vennero addirittura fatti nuovi e non modesti lavori a Castelporziano, bordo piscina, per rendere ancor più confortevoli, ancor più principeschi, gli ozi estivi degli augusti inquilini. E giù soldi. C’è poco da aggiungere alla sua fin troppo chiara denuncia, caro Mazziotti, se non ripetere quello che scrissi allora, nel 1996, e che vale anche oggi: nessuno nega al capo dello Stato il diritto a un certo fasto. Ma dal fasto allo sfarzo ce ne passa.