Staffelli: «Darei il tapiro a chi è attapirato dopo le gare»

Nel mirino dell’inviato di «Striscia» anche gli ultrasettantenni che non vogliono aprire i loro club

Lea Pericoli

È terminata con un tuffo in un bunker l’avventura di Valerio Staffelli al Telecon Italia Open. L’uomo dei Tapiri era impegnato nel team di Ascanio Pacelli e Adriano Panatta, squadra che tra il pubblico ha destato grande curiosità: «Arrivati alla buca 17 - racconta Staffelli - Adriano ha avuto un calo di zuccheri. Due signore lo hanno soccorso. Gli hanno dato del cioccolato e lo hanno adagiato su una panchina. Alla buca 18 Ascanio era ormai in bandiera. Panatta era arrivato male sul green. Mancavo solo io. Quando ho giocato l’approccio, quel matto di Adriano, giudicando il mio colpo inutile ha preso la pallina al volo e con un calcio l’ha scaraventata in un bunker. È stato allora che, colto da un raptus, io mi sono tuffato». Credo che quello di Staffelli sia il gesto più dissennato di questa edizione dell’Open di Golf, sport nobile costruito su gestualità eleganti, dove l’etichetta conta quasi più del risultato. Valerio ha dato vita a una nuova formula di golf allegro, ruspante! Qualcuno ha urlato: «Finalmente il golf avvicina la propria immagine a un esercizio sano e abbordabile».
Chiedo a Staffelli: a chi darebbe un tapiro nel golf? «Da neofita non posso certo criticare però darei un tapiro a tutta quella gente che ha creato una altissima barriera tra il resto del mondo e i gioco! In Italia il golf è uno sport per pochi. Il tapiro servirebbe ad abbattere il muro creato dagli ultrasettantenni che non vogliono aprire i cancelli dei loro Club. Peccato perché si tratta di uno sport bellissimo. Uno dei più popolari al mondo». Poi Valerio continua: «Darei un tapiro a tutti gli “attapirati” dopo le gare. A coloro che si prendono troppo sul serio. A quelli che vogliono sempre insegnarti qualcosa. A quelli che dispensano le loro false incrollabili verità! Consegnerò un tapiro - e questa è una promessa - ai Circoli ai quali a sorpresa si avvicinerà un mio complice e verrà maltrattato». Poi spiega la sua passione per il golf: «Da bambino mio padre giocava a tennis io, mentre lo aspettavo, tiravo qualche pallina su un campo pratica. Da grande provai a giocare in un villaggio turistico. Due anni fa alla Rossera comprai un pacchetto di lezioni e fu “attrazione fatale”. Tre mesi memorabili durante i quali studiai le regole e presi l’handicap. A 43 anni ho trovato il perfetto equilibrio tra lavoro e sport: giro l’Italia con i tapiri e con la sacca da golf». Staffelli ha la fortuna di avere amici come Massaro e Shevchenko che gli hanno insegnato molto: «Valerio è buono nel gioco lungo - dicono - discreto nell’approccio, da grande giocatore di biglie ottimo nel put».