Al via la stagione del «Piccolissimoteatro» Spettacoli e mostre in un ex deposito di vini

Quale miglior luogo, in attesa di un’autentica fusione delle arti, se non un ambiente intimo e ebbro di poesia, intriso di profumi e suggestioni, per ospitare una vetrina di espressioni dell’ingegno? Lo Spazio Piccolissimoteatro di via Thaon de Revel 3 nasce per volontà di Mattia Sebastiano che, affidando la ristrutturazione di un vecchio deposito di vini ad un architetto di pensiero innovatore, ha trasformato tre piani e un giardino interno in un luogo dove poter immergersi nella dimensione più creativa dell’arte teatrale, figurativa, cinematografica, musicale e gastronomica. Con «Pulcinella», spettacolo scritto dalla giovane drammaturga napoletana Violante Valenti, il teatro ha aperto il cartellone della piccola sala, inaugurando così la stagione multidisciplinare «Cartoline dai margini del cuore dell’arte della terra». «Ho voluto che questi 1.600 metri quadrati di spazio - racconta il direttore artistico Sebastiano - avessero una loro identità. Di solito ci viene richiesto per l’organizzazione di eventi; il mio desiderio era quello di assegnare al locale una valenza artistica. Ecco che, oltre alla ricca programmazione di spettacoli teatrali, concerti, reading teatrali e poi ancora di incontri di psicologia, aperitivi culturali, negli spazi del Piccolissimoteatro saranno allestite collettive d'arte incentrate su svariate tematiche: una vera proposta a 360 gradi». In collaborazione, infatti, con l’Associazione Artepensiero e la galleria d’arte Wannabee, lo spazio polifunzionale di Revel-Scalo d’Isola, si presta per diventare un’importante vetrina dei lavori dei pittori. «Cartoline da D.I.O. (drammaturgia italiana odierna)» è nello specifico il nome della stagione teatrale che, affrontando il tema della «Carne e Spirito», sancisce il rapporto di collaborazione con il Centro Teatro Attivo, rinnova la sua programmazione trimestralmente; da febbraio partiranno i tre mesi dedicato a Samuel Beckett. Creatività, fantasia, libertà di pensiero e di espressione sono le parole chiave di questo luogo onirico, ma tangibile nella sua grande forza espressiva. «Il mio non è un azzardo; sono certo che la cultura rappresenti un salvagente solido per la testa e per il cuore, soprattutto in periodo come questo, di crisi economica, ma anche culturale dove tutti i linguaggi espressivi stanno naufragando per essere relegati ai margini - conclude Sebastiano -. Il teatro è artigianato e, nel rispetto di questa filosofia, cerco di offrire ai giovani novi spazi per meglio trasmettere le loro emozioni e per mettersi in gioco».