Una stagione di successi

Nel comunicato di chiusura di Aperitivo in Concerto, che conferma la conclusione della stagione 2005/2006 con John McLaughlin & Shakti, si legge che l’ente musicale ha registrato «il tutto esaurito a ogni concerto (e posti in piedi), con una media di 1.200 spettatori, a fronte di 830 posti disponibili, per un totale di oltre 13.000 presenze.
Lunghe code si sono snodate al botteghino del Teatro Manzoni e molti, purtroppo, sono stati coloro che non hanno potuto accedere a una sala affollata ben oltre la sua capienza». Non sono frasi autolaudative, sono verità che qualunque habitué verifica già da vari anni. E tuttavia, pur sorvolando sul comprensibile sopracciglio aggrottato di qualche vigile del fuoco, mettiamoci un po’ nei panni di chi rimane fuori.
Forse è il caso di pensare, perlomeno in coincidenza con gli appuntamenti di maggiore richiamo, al trasferimento in una sala più capiente. Le difficoltà sono facili da immaginare: ma, appunto, bisogna pensarci.
Ciò posto, è giusto sottolineare che Aperitivo in Concerto ha continuato il successo crescente ottenuto nei suoi 21 anni di vita, specialmente negli ultimi nove che coincidono con la gestione di Gianni Gualberto. Il merito principale è di aver messo quasi sempre d’accordo critica e pubblico, il che non è facile; e di aver abituato tutti a considerare il jazz una musica d’arte nobile come quella europea, e a eliminare dalle consuetudini mentali gli steccati musicali oggi inesistenti, ammesso che siano mai esistiti.
Gli undici concerti della stagione 2005-2006 hanno portato un ulteriore contributo, e preferire questo o quello è soltanto questione di gusto individuale. Per quanto ci riguarda, citiamo il quintetto di Dave Holland, il duo Joe Lovano-Hank Jones, il trio di Steve Kuhn ingiustamente poco conosciuto, il complesso monkiano di Ben Riley e la sempre affascinante Juliette Gréco.