Stalking, quattro anni di cella a chi molesta

Approvato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge che introduce
il reato di &quot;atti persecutori&quot;. Ora serve il via libera dal parlamento. Tolleranza zero contro chi rende impossibile la vita altrui. La madre della ragazza uccisa dal suo ex a Sanremo: <strong><a href="/a.pic1?ID=270379">&quot;Con questa legge mia figlia sarebbe viva&quot;</a></strong>

Tradotto dall’inglese significa «perseguitare». Lo chiamano «stalking», ed è un termine destinato a finire nel nostro codice penale. Cambierà nome, non la sostanza: affliggere una persona, perseguitandola e ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne la vita di tutti i giorni, sarà reato. Punito dalla legge, con pene fino a 4 anni di reclusione. Ed ergastolo sa la persecuzione si traduce in omicidio.
Col ddl approvato dal Consiglio dei ministri su proposta dei ministri delle Pari Opportunità Mara Carfagna e del Guardasigilli Angelino Alfano, l’Italia prova ad allinearsi al resto dell’Europa «avanzata». Ora toccherà al Parlamento tradurre i propositi in fatti.

«È la risposta concreta per contrastare il fenomeno della violenza. La tutela delle vittime di molestie insistenti - spiega la Carfagna - è necessaria per contrastare fenomeni gravi come la violenza sessuale e gli omicidi passionali». Si chiameranno «atti persecutori». La vittima, prima di presentare querela, potrà richiedere al questore un provvedimento di ammonimento orale nei confronti dell’aguzzino.

Sono previsti aumenti di pena se il fatto è commesso dal coniuge separato o divorziato, o da persone legate alla vittima da una relazione affettiva. La pena sarà aumentata fino alla metà, con procedimento d’ufficio, se il fatto è commesso ai danni di un minore; se ricorrono le aggravanti di aver agito con le armi, con più persone, con scritti anonimi o se lo stalker è già stato ammonito oralmente dal questore. «Da una recente ricerca risulta - spiega il ministro della Giustizia - che su 300 crimini commessi tra partner o ex partner, l’88% ha come vittime le donne e, nel 39% dei casi, si tratta di crimini annunciati poiché si consumano dopo un periodo più o meno lungo di molestie». «La configurazione di questo reato - sottolinea Alfano - garantisce, quindi, una maggiore tutela penale e mira ad arginare quelle particolari situazioni che, in passato, hanno registrato orrendi epiloghi e che spesso sono state precedute da una reiterata attività persecutoria punita, prima di questo disegno di legge, con sanzioni penali modeste».

Secondo l’Osservatorio nazionale stalking, le persecuzioni - che hanno per vittime soprattutto donne - in un caso su due sono a opera di ex mariti, ex conviventi, ex fidanzati, ma possono essere compiute anche da conoscenti, colleghi o estranei: negli ultimi cinque anni, dal 2002 al 2007, almeno il 20 per cento di italiani, soprattutto donne, ne sono stati o ne sono tuttora vittime.
Non è tutto: su trecento delitti commessi fra partner o ex partner l’88 per cento vede vittime le donne e nel 39% dei casi si tratta di crimini annunciati in quanto si verificano dopo un periodo più o meno lungo di molestie e persecuzioni.

Il ddl introduce poi il delitto di violenza sessuale e quello di violenza sessuale di gruppo tra quelli per i quali è previsto l’arresto in flagranza, con conseguente applicazione del rito direttissimo e immediato.