Dalla stalla al Woodstock della Vallescrivia

Paolo Bertuccio

A volte basta poco. Basta avere una quindicina d’anni. Basta vedere una vecchia foto, mettiamo, di Jimi Hendrix per rimanere folgorati sulla strada di Woodstock e non avere altro desiderio che comprare una chitarra elettrica, attaccare il jack e diventare come lui, o almeno provarci.
Primi sintomi di una malattia che si chiama rock e che miete continuamente vittime tra i giovanissimi. Cure e rimedi, nessuno: dal rock non si guarisce, al massimo lo si asseconda. Come? Facendo la cosa più semplice: suonare, mettere su uno o più gruppi per esibirsi nei pub, ai festival e ai concorsi. Ed è qui che viene il difficile, perché per trovare l’affiatamento e oliare bene il repertorio bisogna provare il più possibile, e mica in casa, dove le proteste dei vicini per il troppo rumore interromperebbero il progetto dopo il primo colpo di batteria: insomma, ci vuole una sala prove. E poi, ça va sans dire, una volta che si è pronti ad uscire per ricevere i primi applausi, serve un palco dove potersi esibire. Problemi che quasi non esistono, per i ragazzi di Genova, una città dove le «salette» proliferano e quanto a festival e concorsi, beh, l’unico dilemma è scegliere a quale dei tanti partecipare.
Anche in Vallescrivia vibrano molte corde di chitarra e friggono tanti amplificatori. Da queste parti le band sono qualche decina; purtroppo, però, il terreno in cui cercano di sopravvivere non è molto fertile: «Pochi locali, poco interesse, uguale poca musica. Bisogna darsi da fare». Ad illustrarci problema e soluzione è Fabio Casali, un idraulico di Savignone.
Un idraulico che parla con cognizione di causa perché si è dato, appunto, da fare, e da un bel po’ di anni dedica tutto il suo tempo libero alla promozione delle realtà musicali del luogo. È di Casali l’unica sala prove attrezzata della zona; sua è anche l’idea di un «Vallescrivia Rock Festival», tre edizioni già in archivio, prossimo appuntamento a Casella all’inizio di settembre. Gestita da lui, infine, è la Birreria Antico Ponte di Montoggio, dove tutti i fine settimana si fa applaudire gente come gli Adele, i Delivery Service, i Why Not. Nomi che passati i Giovi non dicono niente a nessuno, ma che in valle sono, a modo loro, delle piccole celebrità. Insomma, se in Vallescrivia c’è una specie di scena, un po’ di merito va anche al brizzolato idraulico-promoter.
«Ho cominciato con una stalla adibita a saletta prove: si suonava e c'erano ancora le mangiatoie. Col tempo l’ho attrezzata e ora ci vengono a provare un po’ tutti i gruppi di queste parti, gli stessi che poi vengono a suonare all’Antico Ponte». Ma è possibile che per dare la possibilità a questi ragazzi di far due note di fronte a un pubblico si debba aprire un locale apposta? «Be’, sono appassionato di musica, suono ancora la chitarra quelle poche volte che posso e allora gestire un locale con musica dal vivo per me è un vero piacere. Però è anche vero che la tendenza è di sottovalutare gli artisti locali per ingaggiare gruppi che vengono da fuori, i quali oltretutto costano molto di più. Io vado controcorrente: faccio l’autarchico, semplicemente perché mi piace come suonano i ragazzi di qui».
Una scena, si diceva: un calderone di musicisti di tutte le età che si conoscono e si frequentano, scambiandosi consigli e accendendo piccole rivalità. Fabio Casali li conosce tutti: «Una grande telenovela» dice, e ride di gusto. «Ne ho viste tante: litigi e riappacificazioni, gruppi e gruppetti che nascono e muoiono in due settimane, gelosie varie. In fondo a tutto, però, tanta amicizia. Tutti sentono di avere qualcosa in comune, di stare sulla stessa barca». Si suona per passione, a questi livelli, e non certo per i soldi, che possono al massimo coprire una parte delle spese. Tutti, comunque, cercano di farsi conoscere anche altrove registrando a proprie spese dei cd demo da far girare tra i gestori dei vari locali. A questo proposito, Casali ha avuto un’idea: «Certe sere metto a disposizione il palco a chiunque voglia suonare e registro tutto. I pezzi meglio riusciti li riunirò in una compilation non in vendita, che regalerò a tutti quelli che hanno partecipato e servirà a pubblicizzare i musicisti della zona». Ma cosa suonano le band locali? «Un po’ di tutto. Spesso eseguono repertori di sole cover, e ce n’è per tutti i gusti: dal rock classico di Led Zeppelin (Ignazio Serventi degli Skazzo Totale è considerato una specie di Jimmy Page locale, ndr) e Rolling Stones a quello più recente dei Pearl Jam. C’è chi si dedica al punk e chi propone rock italiano, anche con composizioni proprie. Tutti, comunque, hanno qualcosa da dire, ed è giusto valorizzarli». Certo, in campo musicale amatoriale non è tutto rose e fiori: «Sì, realizzare tutte le mie idee non è facile. D’altronde chi ha qualche iniziativa spesso viene giudicato e criticato, soprattutto nei paesi piccoli come questi. Ma fa parte del gioco. A me piace lo stesso così». Nessun problema: chitarra, basso e batteria suonano più forte di qualunque maldicenza.