Stallo sul bilancio Ue: i «grandi» bocciano l’ultima proposta Blair

Francia e Polonia guidano il fronte del «no» ma Londra non vuole fare concessioni. Straw: «Meglio nessun accordo che un pessimo accordo»

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Bruxelles

Piccole blandizie e velate minacce. Colpita dalla consistenza dei «no» alzati davanti ad un budget al ribasso - più che distinguibili quelli di molti dei 24 altri soci, assordante quello dell'Europarlamento che ha nelle sue mani un diritto di veto - la Gran Bretagna di Blair, nell'ultima proposta di accordo fatta germogliare ieri, alza di un pizzico la quota di bilancio complessivo (da 846 a 849 miliardi di euro per il settennato 2007-2013) e tenta di giocare d'astuzia. Autorizza fondi per le regioni più povere della Spagna fino al 2013, concede una manciata di milioni a polacchi, ungheresi, cechi, estoni e lettoni per i fondi strutturali, rilascia mance per lo sviluppo rurale a finlandesi, irlandesi, portoghesi, svedesi ed austriaci. Dice da Londra Jack Straw, che si trova a dover cavalcare la furia dei tories (i conservatori britannici) per le concessioni fatte in tema di «sconto»: una sforbiciata una tantum di 8 miliardi che però non impedirà agli inglesi di far salire da 4,8 a 5,2 miliardi di euro l'anno, nel settennato, le somme pattuite a suo tempo dalla Thatcher.
L'ultima offerta, in sostanza, è un'offertina. E i «no» continuano a piovere. Si dice pronto al veto il leader polacco Kazimierz Marcinkiewicz, al pari del suo collega ungherese. Il francese Douste-Blazy dice che non esistono le basi per un accordo condivisibile da parte di tutti. E da Strasburgo risuona l'incollerita voce del relatore alle prospettive finanziarie Reiner Boege (popolare tedesco, ma cui si accodano tutti ma proprio tutti, dai socialisti, ai verdi, dalla sinistra alla destra): «Quella di Blair non è neppure una operazione cosmetica, bensì una provocazione bella e buona!».
«Meglio nessun accordo che un pessimo accordo», ribatte allora da Londra ancora Straw. Ma sotto sotto gli inglesi non sono così convinti che i piccoli cadeaux all'Est ed alla Spagna e il sostanziale blocco di interventi per Francia, Italia e Germania (oltre che qualche sconto nella rispettiva spesa concesso a Olanda, Svezia ed Austria) non possano avere il loro effetto. Contano su Zapatero che in effetti tentenna rispetto alle concessioni ricevute. Puntano anche sulla Merkel che ammette «l'elevato rischio di un fallimento» ma che preferirebbe di gran lunga una intesa. Credono a Londra che alla fine anche i più biechi avversari del gioco al risparmio possano essere affascinati dai «pochi, maledetti e subito» che Londra garantisce, rispetto ad un buio oltre il quale c'è ancora solo il buio. E in più Blair pare intenzionato a giocare il suo pesante jolly. Ieri, un suo portavoce, spedito a spiegare i termini delle nuove tabelle ha detto, papale papale, come «nessuno può credere in un accordo migliore. Né fra una settimana, né l'anno prossimo».
Tradotto dal politichese - grazie a spifferi provenienti dalla diplomazia britannica - si fa sapere che se i capi di stato e di governo non accettano quella impostazione, pace: si va all'anno prossimo, all'Austria. Ma sapendo che Londra non concederà più nulla sullo sconto inglese, visto che i francesi non son disposti a cedere sulla politica agricola.
Parigi resta nel mirino di Blair: gli uffici del leader hanno fatto discretamente circolare un resoconto secondo cui 130mila francesi (non contadini, ma spesso aziende agro-alimentari) godono di 14mila euro l'anno a testa per via della Pac, a fronte di analoghe cifre di cui possono godere, ma tutti assieme, 114mila agricoltori di Germania, Gran Bretagna e Italia. «Uno scandalo!», secondo Londra. Che continua a battere il tasto della revisione del bilancio anche se evitando di mettere date nere su bianco (si parla di metà settennato, verso il 2009). Resta il fatto che la partita che si apre stasera (formalmente con la richiesta di adesione della Macedonia) sarà durissima. Anche perché Barroso per primo si rende conto che, a fondi tagliati, potrà fare ben poco di quel che ha promesso. Tant'è che ha già messo sul tavolo il suo jolly. «Parlare di allargamento ? - ha risposto a chi gli chiedeva della Macedonia, ma sotto sotto anche della Turchia per il cui ingresso Londra tifa grandemente -. Ma come volete si possa fare, se non ci sono le risorse?».