Staminali, l’«orgoglio» di Prodi fa arrabbiare Chiesa e alleati

Emanuela Fontana

da Roma

«Clericale» e «incongruente». La risposta data dal premier Romano Prodi al question-time sulle cellule staminali embrionali non è stata vincente. Così, mentre continuano a piovere sul governo le scomuniche della Chiesa per la posizione tenuta dall’Italia al consiglio dei ministri sulla competitività che ha fissato le regole per la ricerca (ieri è intervenuta la Cei, la conferenza dei vescovi), il presidente del consiglio non ha pacificato tutti nemmeno nella sua coalizione dopo aver risposto all’interrogazione del capogruppo Udc Luca Volontè.
Prodi ha tentato di non dimenticare le sue radici cattoliche, parlando di «inviolabilità assoluta dell’embrione», e ha chiarito che la posizione sostenuta dall’Italia in sede europea «non implica la distruzione di embrioni umani, valorizzando la ricerca sulle cellule staminali adulte». Si è detto anche «orgoglioso che la ripresa di un ruolo internazionale dell'Italia si sia affermata anche sul terreno» della ricerca.
Nel suo discorso a difesa dell’embrione, il leader dell’Unione ha quindi chiarito che il ministro per la Ricerca Scientifica Fabio Mussi si era fatto promotore dell’idea di fissare una data oltre la quale non fosse possibile ottenere le linee cellulari, «ma questa proposta non è stata accolta. Noi ci attendiamo - ha quindi aggiunto Prodi - che nei prossimi passaggi nel Parlamento europeo venga definita questa data. Questa è una nostra convinzione ed è un impegno che io assumo personalmente. Qualsiasi impegno assunto dal governo, in sede comunitaria ed internazionale in materia di ricerca - ha quindi concluso - sarà ispirato al principio di inviolabilità assoluta dell’embrione». La data garantirebbe «la coerenza per il rispetto della vita e l’apertura alla ricerca scientifica».
Parole che non convincono gli alleati più laici. Secondo l’europarlamentare radicale Marco Cappato, «in un Paese dove è consentita comunque la ricerca sulle staminali embrionali (importate dall’estero) e dove il governo sostiene in sede europea la finanziabilità di tale ricerca, un primo ministro che parla di “embrione intoccabile” contribuisce a far circolare un dogma clericale inutile prima ancora che falso».
Mentre per le senatrici di Rifondazione Comunista Tiziana Valpiana, Maria Luisa Boccia e Giovanna Capelli «le dichiarazioni di Prodi sulla definizione della data oltre la quale l’embrione non è impiantabile sono incongruenti».
La Chiesa mantiene la sua condanna al finanziamento Ue e alla posizione dell’Italia. La decisione è «moralmente inaccettabile» per la Conferenza episcopale italiana. Ogni ricerca «che coinvolge gli embrioni umani si colloca in un’inammissibile visione antropologica, che considera l’esistenza umana non come un fine, bensì come un mezzo per raggiungere altri scopi, pur nobili, come la cura delle malattie e la stessa conoscenza scientifica». La Cei si appella ai politici italiani e «a quanti ancora possono fermare questa deriva etica, che riduce l’embrione umano a possibile fornitore di materiale biologico». Il quotidiano dei vescovi Avvenire anche ieri ha continuato la sua campagna contro la decisione della Ue: i limiti posti da Bruxelles alla ricerca sulle cellule staminali embrionali sono una «sfacciata ed esibita ipocrisia». La sezione milanese dell’associazione medici cattolici italiani attacca «le profonde incoerenze emerse dal documento approvato». E secondo il Movimento per la vita Prodi «non può limitarsi ad auspicare che il Parlamento europeo corregga o integri il documento finale del Consiglio dei ministri europeo».
Applaudono l’intervento di Prodi i cattolici dell'Ulivo e il ministro Mussi: «È una degnissima conclusione di una vicenda complicata». Ma se la risposta in aula non ha convinto tutta la maggioranza, ha lasciato completamente insoddisfatta l’opposizione, a partire dall’Udc che aveva richiesto l’intervento del premier: per il capogruppo Luca Volontè «quelle di Prodi sono belle parole, ma i fatti sono altri. Nel premier ritroviamo una non chiara coscienza di ciò che è accaduto in questi mesi. Rimane ambigua la posizione italiana sull’utilizzo di cellule staminali esistenti».
Mentre il presidente della consulta etico-religiosa di An Riccardo Pedrizzi avverte il presidente del consiglio: «Si è assunto un impegno ben preciso: fare di tutto perché l’europarlamento, emendando l’accordo raggiunto in sede al consiglio europeo, fissi una data-spartiacque che impedisca che si continuino a distruggere embrioni».