«Le staminali non l’avrebbero salvato»

Stefano Zurlo

da Milano

Prova a distinguere: «L’uomo, Luca Coscioni, ha portato e sopportato con coraggio una malattia terribile come la sclerosi laterale amiotrofica. L’importante è non strumentalizzare una tragedia». Angelo Vescovi, condirettore dell’istituto di ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele e docente all’Università di Milano-Bicocca, cerca di non aprire polemiche, almeno nel giorno in cui Coscioni se n’è andato. Ma le agenzie di stampa battono implacabili le dichiarazioni dei politici che inneggiano alla libertà della ricerca e criticano aspramente l’oscurantismo di chi si sarebbe opposto alla scienza e alle sue ragioni. E allora Vescovi esplode: «No, questo è intollerabile».
Che cosa è inaccettabile, professor Vescovi?
«Non si può affermare che qualcuno ha fermato la ricerca. E che in un certo senso Coscioni è vittima di un pregiudizio ideologico. Questo è falso. Assolutamente falso».
Le leggo una dichiarazione di Pia Locatelli, eurodeputato dello Sdi: «Noi non sappiamo se la ricerca sulle staminali embrionali poteva salvare Luca Coscioni, se fosse stata perseguita in questi anni, con risorse e sforzi, invece che ostacolata e proibita».
«Ma come si fa a sostenere una posizione del genere? È una vergogna. Del resto c’è la prova provata di quello che dico».
E quale sarebbe?
«Se le cose stanno così perché Coscioni non è andato a curarsi all’estero? Ci sono Paesi in cui la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, l’oggetto della contesa, è permessa. Non mi pare però che da quei gruppi di studio sia arrivata una qualche soluzione a drammi come la sclerosi laterale amiotrofica».
Lo stesso Coscioni aveva fatto della libertà di ricerca sulle staminali embrionali una ragione di vita. E di impegno politico, trascinando nella sua battaglia 50 premi Nobel.
«Io rispetto il suo dramma di uomo. La sua malattia è la peggiore fra quelle neuronali di cui mi occupo. Il cervello dà gli ordini, i muscoli non rispondono più, progressivamente. Il corpo diventa una prigione, anzi una tomba. È una tortura spaventosa, un’agonia che può protrarsi per anni. Ma, purtroppo, al di là di tutte le obiezioni etiche, la verità è che le staminali embrionali non hanno dato alcun risultato».
A che punto è la ricerca?
«La settimana scorsa ho incontrato un professore di Pechino, il dottor Hongyuin Huang, che ha preso un’altra strada. Lavora sulle cellule cerebrali».
Le aspettative?
«Mah. Non si capisce bene. Lui dice di aver ottenuto qualche successo, ma è tutto da verificare».
Nel futuro prossimo?
«Partiranno due sperimentazioni cliniche: una in Europa, l’altra nel Wisconsin, Usa».
Con che metodo?
«Si utilizzeranno anche in quei casi le cellule staminali cerebrali, prelevate, almeno in Europa, da feti abortiti spontaneamente».
Che cosa è lecito sperare da queste ricerche?
«Sarò esplicito. Al momento, le sperimentazioni in corso o quelle sulla carta sono tentativi disperati, un’ultima chance compassionevole davanti al dramma di pazienti destinati a morte sicura. Poi, in futuro, qualche cosa succederà, la scienza non si arrende mai. Per ora, la sclerosi laterale amiotrofica è incurabile. E purtroppo colpisce solo in Italia mille persone l’anno».
Il referendum dell’anno scorso, boicottato dalla Chiesa, non c’entra con questa morte, «annunciata» secondo il leader radicale Marco Pannella?
«Le garantisco, non c’entra nulla. Proprio nulla. Purtroppo, non siamo davanti ad un’alternativa, semplicemente siamo davanti ad una sorta di mistica delle cellule staminali embrionali. Come se fosse lì la soluzione di tutti i problemi dell’umanità. E invece, da questo punto di vista, siamo all’anno zero».
Anche il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto esalta Coscioni, «il combattente per i diritti civili e per la libertà di ricerca, contro ogni forma di oscurantismo».
«L’oscurantismo sta da un’altra parte».
E dove?
«L’oscurantismo alberga fra le pieghe della burocrazia, nelle lungaggini delle procedure, nei tagli finanziari alla ricerca, nella mancanza di strutture. Sono questi i problemi che ostacolano il lavoro dei tecnici, sono questi i nemici da combattere. Luca Coscioni è stato importante proprio perché ha sensibilizzato il mondo della politica con il suo dramma. Per il resto non cerchiamo capri espiatori ai limiti dell’uomo. E soprattutto non alimentiamo illusioni».