Staminali, veto di Bush al Congresso: quella legge vìola la dignità umana

Per la prima volta il presidente americano blocca un provvedimento. «No ai figli come pezzi di ricambio, c’è una barriera morale da rispettare»

da Washington

George W. Bush aveva promesso che sulle cellule staminali avrebbe esercitato il suo diritto di veto, dopo averlo solo minacciato altre 141 volte. Ed è stato di parola. Per la prima volta nel suo mandato ha deciso di bloccare una legge del Congresso che aveva reso più facile la ricerca sulle cellule staminali embrionali. «Questa legge permetterebbe di usare una vita umana innocente nella speranza di trovare benefici medici per altre», ha detto il presidente alla Casa Bianca, circondato da 18 famiglie i cui bambini sono stati adottati come embrioni congelati, non utilizzati dalle cliniche per la fertilità. «Questi bambini e bambine non sono parti di ricambio», ha aggiunto, indicando le famiglie e accusando la legge da lui bloccata di aver superato «una barriera morale che la nostra società deve rispettare». Dopo le minacce di veto, in seguito alle quali ha quasi sempre ottenuto modifiche alle leggi da parte della maggioranza repubblicana che controlla il Congresso, Bush sull’embrione ha scelto la strada dello scontro. Irremovibile di fronte ad appelli di esponenti del suo partito, oltre che di fronte ai sondaggi d’opinione, il presidente ha sbarrato la strada a un provvedimento appena varato dal Senato. La nuova legge prevedeva di rimuovere le restrizioni alla ricerca sulle staminali embrionali decise da Bush il 9 agosto 2001, in quello che fu uno dei primi atti significativi della sua presidenza.
Il Congresso ha varato un testo che ampliava le possibilità per i centri di ricerca americani di ricevere finanziamenti federali, vincolati da limitazioni etiche e dal requisito di utilizzare solo embrioni delle cliniche di fertilità destinati a essere eliminati.
Ma Bush sulle staminali embrionali non ha voluto fare passi indietro. La ricerca medica «può anche essere etica», ha detto il presidente, sostenendo che bisogna «coltivare il potere della scienza per aiutare la sofferenza umana, senza violare la dignità della vita umana». Bush ha anche rivendicato di essere stato il primo presidente americano ad aver finanziato la ricerca sulle staminali embrionali (90 milioni di dollari stanziati finora), ma ha esortato la comunità scientifica a dedicarsi alle ricerche sulle staminali adulte o su quelle del cordone ombelicale.
Il Senato aveva approvato martedì la legge con un voto di 63 a 37, quattro voti in meno del minimo necessario per annullare un veto presidenziale. Alla Camera, lo scorso anno, il voto era stato di 238 a 194 e i voti mancanti per opporsi al veto erano saliti a 50. Numeri che fanno ritenere ai promotori della campagna per la ricerca sulle staminali che qualsiasi legge, a questo punto, sarà rinviata all’anno prossimo, quando sarà al lavoro il nuovo Congresso che emergerà dalle elezioni di novembre.
La scadenza elettorale che si avvicina (e quella, più lontana, della corsa alla Casa Bianca nel 2008), è sembrata lo stimolo principale dietro la ribellione dei repubblicani contro Bush, più che non una reale convinzione sulla necessità di finanziare con fondi federali la ricerca sull’embrione.
I sondaggi dicono che per il 70 per cento degli americani è accettabile distruggere embrioni, se questo serve a far avverare le promesse scientifiche di sconfiggere con le staminali embrionali patologie come l’Alzheimer.
A scendere in campo per cercare di convincere Bush a cambiare idea sono stati anche importanti repubblicani come il governatore della California, Arnold Schwarzenegger e l’ex first lady Nancy Reagan. Ma anche il campo opposto, quello dei conservatori contrari a ogni intervento sull’embrione, si è mosso in forze e ha apprezzato il veto di Bush. L’influente organizzazione Focus on the family, per esempio, ha lodato nel presidente «la rara forza di carattere e il coraggio nella difesa dei non ancora nati».
Anche l’ex presidente democratico Bill Clinton intervenne sul terreno della bioetica, vietando due volte leggi che proibivano l’aborto in stato di gravidanza avanzato.