«La stampa cattolica deve uscire dal ghetto»

Con i laici e Ferrara possiamo condividere le preoccupazioni su temi attuali

La proposta di Ferrara? «Positiva, una scossa salutare. Non c’è bisogno di una morale religiosa per considerare l’aborto un fenomeno negativo». Il dialogo e la collaborazione tra laici e cattolici? «Imprescindibile. Ci sono obiettivi condivisibili da ogni donna e ogni uomo, al di là delle differenze ideologiche o religiose». Il nuovo Osservatore Romano? «Il Papa ha voluto che vi fossero più firme femminili...». Gian Maria Vian, classe 1952, professore ordinario di Filologia patristica nell’Università di Roma «La Sapienza», già collaboratore di Avvenire e Il Foglio, dallo scorso ottobre dirige il giornale del Papa. Quotidiano autorevole per storia e tradizione, diventato ora punta di diamante per la diffusione del pensiero ratzingeriano ma anche per il confronto con il mondo laico che intende dialogare con la Chiesa.
Direttore, qual è la sua opinione sulla moratoria proposta da Ferrara?
«È positiva, una scossa salutare. Com’è stato rilevato da più parti, in primis dal cardinale Renato Raffaele Martino sulle colonne del quotidiano che dirigo, dopo il risultato della moratoria sulla pena capitale è utile che si allarghi il campo anche a fenomeni come l’aborto, con cui purtroppo la storia umana coesiste da sempre. Il fatto che nelle società occidentali l’aborto sia legalizzato ha prodotto una sorta di assuefazione culturale e la legalizzazione tende inevitabilmente a far considerare legittimo ciò che legittimo non è. Rendere possibile per legge qualcosa significa legalizzare, non legittimare...».
L’aborto è un omicidio?
«Non c’è bisogno di una morale religiosa per considerare l’aborto un fenomeno negativo. L’aborto è la soppressione di una vita umana. Chi abortisce spegne una vita».
La legge 194 va abolita, cambiata o applicata meglio?
«Applicata meglio perché non sono messi in atto tutti gli aiuti alla maternità che la legge prevede. Questa è la linea della Conferenza episcopale italiana, linea molto chiara e ragionevole, espressa molto bene da Avvenire. È importante che almeno si rifletta sul fenomeno dell’aborto, è importante che almeno si approfondiscano tutti gli aspetti in materia di tutela della maternità, come peraltro precisa il titolo stesso della legge 194. Sul tema, dalle colonne del quotidiano cattolico intervengono sempre donne: una scelta molto opportuna e significativa».
Perché Ferrara è riuscito là dove la stampa cattolica aveva fallito?
«Perché esiste una separatezza che non ha ragion d’essere: spesso la stampa cattolica è ignorata. Credo invece che laici e cattolici possano condividere moltissime preoccupazioni: per esempio, quella della distribuzione più equa delle ricchezze o dello sfruttamento più equilibrato delle risorse naturali. E non sono condivisibili soltanto i temi della difesa della vita e della famiglia, pur essendo questi ultimi vere emergenze che vanno ben al di là dei confini delle religioni».
Il Papa insiste molto sulla morale naturale. Esiste dunque una morale laica, oppure ha ragione Messori, il quale su queste pagine, citando Bobbio, ha sostenuto che la morale laica in fondo non è ragionevole?
«Ci sono temi condivisi e condivisibili al di là delle differenze di religione o di ideologia. Benedetto XVI mostra di avere una grande fiducia nella ragione umana. Il rapporto tra fede e ragione è un tema tradizionalmente cattolico: il Concilio Vaticano I scelse una linea media tra gli opposti del fideismo e del razionalismo, ma pensiamo anche alla geniale rivisitazione aristotelica fatta da san Tommaso o alle riflessioni patristiche e, prima ancora del cristianesimo, all’incontro tra giudaismo ellenistico e pensiero greco. C’è ottimismo nel Papa sulla possibilità di individuare sempre una base comune per la discussione. Questo era il vero tema della lezione di Ratisbona. Io credo che una morale laica esista e che esista una base comune molto più larga di quanto si pensi, come del resto si è visto nel caso della moratoria sulla pena capitale. Certo, si tratta spesso di obiettivi non facilmente raggiungibili in breve tempo, ma discuterne tra laici e cattolici è sempre positivo. Anzi, imprescindibile».
La Chiesa è stata spiazzata dalla proposta di Ferrara?
«Non direi. I vescovi, sempre in prima linea nella difesa della vita, l’hanno accolta. E il Papa ha detto, nel discorso al Corpo diplomatico, che è importante allargare il dibattito sulla sacralità della vita dopo il risultato della moratoria sulla pena di morte. Questo va al di là di ogni confine che possa dividere gli esseri umani tra loro».
A lei dunque piacciono gli «atei devoti»...
«Non mi piace quella definizione, che trovo piuttosto sprezzante e non rispettosa delle persone che si cerca in questo modo di demonizzare. Il fenomeno di per sé è positivo perché discutere e trovare punti di incontro su temi erroneamente ritenuti esclusiva delle fedi religiose può portare a un’azione comune. È un’alleanza benefica. Del resto, questi temi rappresentano punti d’incontro anche tra le varie confessioni cristiane e più in generale tra le diverse religioni. Inoltre, il dialogo e il confronto su alcuni terreni comuni con chi non crede è anche un’occasione per testimoniare la fede».
Direttore, sta cercando di trasformare l’Osservatore Romano nel Foglio del Vaticano?
«Sono stato collaboratore del quotidiano di Ferrara, che ha dato un contributo indubbio nel migliorare il livello culturale dell’informazione italiana. Ma forse è Il Foglio che ha guardato anche ai 146 anni di storia dell’Osservatore Romano, una delle testate più autorevoli al mondo, le cui prese di posizione hanno sempre fatto discutere. Non credo che l’Osservatore debba ispirarsi ad altri modelli, ha una storia centenaria alle spalle. Montini voleva che fosse “un giornale di idee”. Dobbiamo coniugare questa vocazione con la necessità di documentare in modo completo l’attività del Papa e con il compito di tener conto di tutte le notizie provenienti dal mondo. Stiamo usando molto più di prima le interviste».
Sono comparse molte firme femminili...
«Sì, per esempio la storica ebrea Anna Foa, la saggista Eugenia Roccella, la storica del diritto Giulia Galeotti, la scienziata Assuntina Morresi, la storica Lucetta Scaraffia, per citarne alcune. Per un’esplicita richiesta del Papa e del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone».