La stampa d’arte in mostra Da Mirò a Dalì nella Bpl di Lodi

Negli spazi lodigiani della banca Bipielle (progettati da Renzo Piano), fino al 22 marzo è protagonista «Grafica. Mirò, Braque, Chagall, Picasso, Morandi, Bacon e altri maestri del Novecento»: un'antologica (a cura di Tino Gipponi) con circa 150 lavori dei più importanti esponenti della stampa d'arte. Ci sono tutti, ma proprio tutti i grandi nomi delle avanguardie storiche, da Picasso a Braque da Chagall a Kandinsky da Mirò a Dalì, fino a Kokoschka, Max Ernst, Moore, Dix e perfino quel genio di Bacon. Accanto, è una carrellata di artisti italiani, che nulla hanno da invidiare ai colleghi stranieri: Giacometti, Burri, Fontana, Morandi, Vedova, Afro, Santomaso e Manzù, per fare qualche nome. «Il Novecento - spiega Gipponi - ha modificato il discorso sulla grafica artistica spostando l'attività incisoria, l'attenzione e l'interesse collezionistico dalla stampa di riproduzione di opere pittoriche, oggetto di colto collezionismo tra Settecento e Ottocento, alla stampa di invenzione, prodotto artistico di autonoma espressione. Raffigurando nella serialità degli esemplari di carta stampati le proprietà e le caratteristiche di un linguaggio autonomo, gli artisti novecenteschi hanno esonerato la grafica dal ruolo subordinato rispetto alla pittura e alla scultura da essa a lungo mantenuto». Il procedimento seriale della grafica ha sfatato così quella concezione aristocratica dell'arte che salvaguardava il pregio della rarità dell'opera unica, in linea con quanto sostenuto dal filosofo Walter Benjamin.