La stampa estera non guarda oltre il Terzo Valico

Ci risiamo. Dopo nemmeno poche ore dalla conclusione dello scrutinio per le elezioni politiche certa stampa estera, guidata dall'inaffidabile, borioso e radical-chic settimanale inglese The Economist, che, è bene dirlo, si era già schierata in campagna elettorale con il Pd di Veltroni, parte all'attacco contro Silvio Berlusconi con i vecchi e polverosi refrain sull'inadeguatezza, «unfit» la chiama il settimanale britannico, del Cavaliere di guidare il nostro Paese fuori dalla secche che, dopo soli 20 mesi, il Governo Prodi ha infilato. Ma ancora più grave è il fatto che nonostante l'evidente e «per loro» imprevedibile sconfitta di «Obama-Veltroni» alcuni quotidiani italiani di chiara fede veltroniana come La Repubblica dedicano molto spazio con interviste e approfondimenti ai corrispondenti dall'Italia che hanno ancora una volta dimostrato la loro totale incapacità di capire ed analizzare un voto che invece a noi appare estremamente chiaro.
Faccio alcuni esempi. Per John Peet, capo della redazione Europa del settimanale The Economist le motivazioni della vittoria di Silvio Berlusconi vanno ascritte solo al «suo predominio delle televisioni e perché è un bravo venditore di se stesso». Quindi nessun merito politico. È una storia vecchia a cui crede ormai solo il settimanale inglese insieme a Repubblica, Marco Travaglio e Pancho Pardi, (girotondino della prima ora, eletto nell'Idv di Di Pietro). Ebbene a confutare le affermazioni di John Peet ci sono i dati dell'Osservatorio di Pavia che dimostrano come Silvio Berlusconi e il Pdl hanno avuto meno spazio di Walter Veltroni, e ad esclusione del mitico Emilio Fede, nei telegiornali e nelle rubriche di approfondimento sia della Rai che delle reti Mediaset, che in alcuni casi non sono state certo tenere con il leader del Pdl.
Confronti Mr. Peet, l'atteggiamento del TG1 e del TG3 nei confronti di Veltroni e ne tragga le conseguenze. Si tranquillizzi Mr. Peet, gli italiani sanno ragionare con la loro testa e hanno fatto una precisa scelta che ha punito sia le ideologie della sinistra radicale, che in 20 mesi di governo Prodi ha bloccato lo sviluppo del Paese e alzato la pressione fiscale ai massimi livelli europei, che il finto partito riformista, facendo perdere a Veltroni altri 2,5 milioni di voti. Ancora lo spagnolo El Pais che come noto ha una stretta collaborazione con La Repubblica e che quindi ha avuto spazio nell'edizione di ieri del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è arrivato ad affermare, con un titolo in italiano, a proposito del successo chiaro del Pdl «Come è possibile?». «L'influenza del denaro e dei mezzi di comunicazione sulla politica italiana sono la base del populismo di Berlusconi». L'editorialista spagnolo arriva a definire il leader del Pdl «la corruzione personificata che raggiunge il cuore dello stato». Roba da matti!!
E ancora come Jacques Julliard direttore del Nouvel Observateur che paragona la Lega di Bossi al Fronte Nazionale di Le Pen non capendo che la Lega non è un movimento xenofobo ma è espressione di un territorio e di liberi cittadini stufi delle vessazioni e del malgoverno delle tasse che ha raccolto i voti degli operai del Nord Italia. Analisi semplicistiche, polverose e anche un po’ facilone e spesso anacronistiche. Potrei continuare ad oltranza ma non voglio annoiarvi oltre. Vorrei però permettermi di dare qualche suggerimento ai corrispondenti in Italia della stampa estera: anziché frequentare i salotti televisivi di Santoro o le affascinanti trattorie della Capitale in stile «Vacanze Romane» abbandonino questo atteggiamento tipico dei «migliori» un po’ snob e radical chic, prendano penna e block notes o se credono il registratore o la telecamera vadano nella vera Italia cioè quell'Italia che lavora e che produce benessere, che esporta quanto il Pil della Grecia e che tutte le mattine si alza all'alba per assicurare i due terzi della ricchezza prodotta nel nostro Paese e che il Governo Prodi ha tartassato di imposte considerandoli i malfattori fiscali più beceri, e si renderanno conto che lì il voto ha espresso un malessere vero bocciando un falso partito riformista come il Pd che è espressione di quella parte di Governo dell'Ulivo di Prodi.
Vadano, lorsignori in Val Susa per capire perché dopo solo 20 mesi il popolo dei «No Tav» che furono cavalcati, in modo becero, da quella stessa sinistra oggi le hanno voltato le spalle e sono favorevoli all'alta velocità tra Torino e Lione. Che poi è la stessa cosa accaduta in Liguria con quelli che non volevano il Terzo Valico, a costo di imprigionare per sempre la regione dividendola dal resto del mondo che produce. Ebbene, quest'Italia ha cancellato dal Parlamento la sinistra dei Pecoraro Scanio e dei Bertinotti e Giordano e dei Diliberto, dei Ministri che manifestavano in piazza contro le scelte del loro stesso Governo, con una sola speranza che questo nuovo mandato a Silvio Berlusconi, che, sia chiaro, non ha vinto facendo promesse mirabolanti ma annunciando anche la possibilità di decisioni impopolari, riesca a far rialzare un Paese prono e frustrato da un Governo Prodi che, come da sempre noi avevamo affermato, è stato schiavo della sinistra massimalista con l'unico obiettivo di mantenere potere, ad ogni costo e non di govenare.
Facciano lorsignori un bel bagno di umiltà ed invitino i loro amici giornalisti di Repubblica a fare altrettanto. L'antiberlusconismo è come l'odio di classe che è rimasto, come un tarlo, solo nella testa di chi crede che «i migliori» albergano solo a sinistra.