La stampa francese "Il Tour è morto"

Polemiche a non finire dopo l'esclusione della maglia gialla, che aveva mentito sul luogo del suo allenamento (<strong><a href="/a.pic1?ID=195416">il colpo di scena nella notte</a></strong>). La stampa francese: &quot;Fermate la corsa, occasione per fare pulizia&quot;. Quella danese: &quot;Rasmussen, simbolo di un ciclismo menzognero&quot;. Intanto la Rabobank, team del'atleta sospeso, prosegue la corsa. Il corridore è stato licenziato

Pau (Francia) - Michael Rasmussen, che solo pochi giorni fa si proclamava con certezza assoluta "pulito", ammette che l’esclusione dal Tour de France sancita questa notte dal suo team, la Rabobank, gli ha provocato "una enorme ferita". Il danese, che ha così perso la maglia gialla e una vittoria finale ormai praticamente certa, ha rivelato al giornale olandese Algemeen Dagblad di non avere assolutamente "idea di cosa fare e dove andare adesso". Rasmussen si rammarica anche per i compagni di squadra: "Esattamente come me, anche loro sono distrutti".

La Rabobank prosegue la corsa Nonostante l’esclusione del suo leader la Rabobank ha deciso di proseguire la partecipazione al Tour de France con i sette corridori ancora in gara. Il team annuncia infatti che prenderà parte regolarmente alla 17^ tappa, in programma da Pau a Castelsarrasin. La maglia gialla sarà attribuita solo all’arrivo della tappa odierna.

Corridore licenziato in tronco Dopo essere ieri stato costretto a ritirarsi dal Tour, Rasmussen è stato adesso licenziato in tronco dalla Rabobank: lo ha reso noto il patron della squadra, Theo de Rooy.

La stampa francese: "Fermate la corsa" Parte della stampa francese ha dichiarato oggi il Tour de France "morto" e ha chiesto agli organizzatori di "fermare la corsa". La pensa così Liberation, nel giorno in cui la Grande Boucle si ritroverà senza il leader della classifica generale, il danese Michael Rasmussen, ieri sera escluso dalla squadra della Rabobank per avere mentito al team sulla vicenda legata ai controlli antidoping saltati per non avere fornito prima del Tour la località di allenamento scelta. "Il Tour dovrebbe essere fermato", titola Liberation nell’editoriale.

"Occasione per fare pulizia" "Questa processione di ciclisti si è trasformata in un ridicolo carrozzone. Se gli organizzatori davvero vogliono salvare questo sport, dovrebbero interrompere la gara e chiuderla per qualche anno, il tempo necessario per farla pagare a questi atleti trasformatisi in drogati". Non la pensa così invece L’Equipe, che vede nello stop imposto a Rasmussen l’occasione per fare pulizia, "anche se il Tour dovrebbe cercare di capirlo in fretta".

La stampa danese contro Rasmussen "Kyllingen (soprannome di Rasmussen) è stato gettato fra i leoni, è il simbolo di un ciclismo menzognero": lo scrive Ekstra Bladet. "Ma la menzogna in questo sport, non sparirà con lui", aggiunge il giornale danese. "Gettato fuori, e la credibilità del ciclismo è a pezzi", scrive invece il quotidiano B.T. Solo un commentatore, Joergen Leth, difende in qualche modo Rasmussen e si dichiara "disgustato per questa caccia alle streghe. La Rabobank ha avuto fretta di espellerlo".