«La stampa israeliana sbaglia: il Pontefice ha toccato i cuori»

«Il viaggio sta andando molto bene, il Papa è venuto qui come pellegrino, non come un rappresentante politico e ha voluto abbracciare tutti i cristiani, i nostri fratelli ebrei, i nostri fratelli musulmani...». Il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, per molti anni al servizio diplomatico della Santa Sede e poi Sostituto della Segreteria di Stato, è uno stretto collaboratore al seguito di Benedetto XVI. Il Giornale gli ha chiesto un bilancio della visita in Terrasanta.
Perché il Papa ha invitato i cristiani a resistere, a non andarsene da qui, nonostante le difficoltà?
«Perché la presenza cristiana è fondamentale per la Terrasanta. I luoghi storici della vita terrena di Gesù hanno bisogno di pietre vive, cioè di persone in carne ed ossa. Certamente oggi la situazione dei cristiani è difficile da vivere. Ma Benedetto XVI supplica le autorità di fare ogni sforzo per creare le condizioni che permettano loro di rimanere. La presenza cristiana contribuisce alla pace e alla convivenza».
Le parole del Papa allo Yad Vashem sono state criticate dalla stampa israeliana che le ha considerate «tiepide» e insufficienti. È così?
«Quello al memoriale della Shoah è stato un momento di grande commozione: ho visto piangere gli ebrei che erano seduti accanto a me, quando è stata letta le lettera ai due figli scritta da un padre che stava per essere trucidato nel lager. Benedetto XVI ha insistito molto sull’importanza della memoria: nel suo intervento ha detto che i nomi di ciascuna delle vittime dell’Olocausto rimarranno vivi. Ho trovato le sue parole tutt’altro che “tiepide”. Erano, al contrario, molto calde, partecipate, e al tempo stesso molto intime e pervase da un profondo rispetto e da una sincera compassione».
C’è chi ha detto che il Papa ha perso un’occasione...
«Non sono affatto d’accordo. Mi ha molto colpito che il Papa abbia iniziato e concluso il suo discorso con la parola “silenzio”. La preghiera silenziosa e la memoria sono l’atteggiamento umanamente più adeguato di fronte all’enormità di quanto è accaduto, di fronte allo straziante ricordo dei sopravvissuti. Non ci sono parole per esprimere il dolore. E bisogna ricordare per far sì che ciò che è avvenuto non possa mai più ripetersi».
La sera dell’arrivo a Gerusalemme, durante l’incontro interreligioso al Notre Dame Center, lo sceicco al-Tamini ha attaccato duramente Israele. Che cosa ne pensa?
«L’intervento dello sceicco non era previsto. Questo suo voler apparire, quelle parole dette con irruenza, hanno rischiato di rovinare l’incontro e hanno messo in imbarazzo il Papa e tutti noi, che non capivamo ciò che stava dicendo in arabo».
Qual è il suo giudizio sui discorsi che il Papa ha fatto nella giornata trascorsa a Betlemme?
«Benedetto XVI ha manifestato la sua vicinanza alle sofferenze del popolo palestinese. E ha ribadito l’auspicio che i popoli israeliano e palestinese abbiano entrambi una loro patria con confini riconosciuti e sicuri. Ha chiesto di porre fine alla spirale degli attentati e delle rappresaglie, ha invitato i giovani a non cedere alla tentazione del terrorismo».
AnTor