Standard & Poors taglia il rating della Spagna: "Aumentano i rischi sulle prospettive di crescita"

L’agenzia di rating statunitense ha declassato la
valutazione del debito sovrano della Spagna, che scende di un gradino
da AA,
dove si trovava fin da aprile, ad AA-. Ma con le elezioni anticipate annunciate da Zapatero, la Spagna non avrebbe dovuto risollevarsi?

Brutte notizie per la Spagna e per coloro che hanno strumentalizzato l'annuncio di Zapatero (che non si ricandiderà alle prossime elezioni anticipate) usandolo come condizione per la ripresa del Paese. Perché l’agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s ha declassato la valutazione del debito sovrano della Spagna, che scende di un gradino da AA, dove si trovava fin da aprile, ad AA-. E ha conservato il giudizio su di una prospettiva negativa per il Paese iberico. Nel suo comunicato ufficiale Standard & Poor’s segnala che, malgrado la "resistenza" dell’economia spagnola quest’anno, ci sono "rischi aumentati alle prospettive di crescita" del Paese legati all’alta disoccupazione, alle condizioni finanziarie più stringenti, a un livello più alto del debito e a un più ampio rallentamento da parte della zona euro.

Preoccupazioni anche per "il profilo finanziario del sistema bancario spagnolo", in analogia a giudizi espressi in occasioni precedenti. All’inizio della settimana, in occasione del declassamento di alcuni istituti di credito, in particolare aveva affermato che le banche iberiche continueranno ad accumulare attività problematiche anche nel 2012 e che "l’accesso alla provvista sul mercato (resta) scarso e costoso".

L’ultimo declassamento della Spagna da parte di S&P segue un’analoga decisione di Fitch sul debito sovrano e sulel maggiori banche spagnole, compresi il Santander e il Bbva. Gli analisti hanno anche segnalato - riporta il Financial Times - che la Spagna probabilmente non riuscirà a centrare i suoi obiettivi di bilancio che puntano a tagliare il rapporto deficit Pil dall’11,1% dello scorso anno al 9,2% quest’anno e al 4,4% il prossimo anche a causa del rallentamento in atto dell’economia dell’eurozona.