Standard&Poor’s boccia l’Irlanda: «Banche salvate a caro prezzo»

L’incubo del debito sovrano europeo torna a materializzarsi, complice la scure fatta ricadere ieri da Standard&Poor’s sull’Irlanda. L’agenzia di rating ha aggiunto un meno alla doppia A che finora accompagnava il giudizio sull’ex tigre celtica. L’outlook è inoltre negativo: ciò significa che Dublino rischia in futuro ulteriori bocciature. Il recente (e miliardario) salvataggio della Anglo Irish Bank è all’origine del declassamento: S&P prevede infatti un costo complessivo di 90 miliardi di euro che le già disastrate casse pubbliche irlandesi dovranno affrontare per sostenere l’intero sistema bancario.
Dublino ha subito definito la stima esagerata, ma le ripercussioni sui mercati sono state altrettanto immediate. Le Borse hanno chiuso ancora in ribasso, appesantite anche dai nuovi segnali di frenata dell’economia statunitense, limitando però i danni appena sopra l’1% (-1,16% Milano). Più vistose le conseguenze sull’obbligazionario: i titoli irlandesi hanno visto salire il premio nei confronti del Bund tedesco a 345 punti, con un effetto domino che ha coinvolto anche le obbligazioni greche, il cui differenziale di rendimento è tornato a scavalcare la soglia dei 900 punti, mentre lo spread Btp-Bund si è avvicinato a quota 350, non lontano dal massimo storico dello scorso 6 maggio.
Al di là degli immancabili fattori speculativi, l’allargamento della forbice dei rendimenti rispecchia anche il diverso passo di crescita della Germania rispetto al resto dell’Europa. Con un’espansione del Pil attesa per quest’anno attorno al 3%, il livello di ottimismo delle imprese tedesche è risalito in agosto ai massimi dal luglio 2007 (indice Ifo a 106,7 punti), periodo quindi antecedente la crisi dei mutui sub prime, innesco della successiva recessione a livello internazionale. È ormai da quattro mesi che cresce la fiducia delle aziende in Germania. Il mood positivo mantenuto anche questo mese, nonostante gli economisti avessero messo in preventivo una flessione dell’indice, potrebbe confermare che anche il terzo trimestre riserverà buoni risultati. È però incerto se e in quale misura potranno beneficiarne le imprese europee che esportano in Germania.
Di sicuro, Berlino non pare avere alcuna intenzione di deflettere dalla linea della fermezza adottata sia all’interno dei propri confini, sia nei confronti dei Paesi della euro zona. Due anni dopo il fallimento di Lehman Brothers e nonostante la bocciatura rimediata al G20, ieri il Cancelliere Angela Merkel ha varato la nuova imposta sulle banche tedesche, adottata per rendere più sopportabili i costi di future crisi finanziarie. La Merkel ha infine ribadito di essere contraria a cambiamenti del metodo di calcolo del deficit (alcuni Paesi dell’Est avevano chiesto di escludere per esempio dal computo le pensioni), perché indebolirebbero il Patto di stabilità.