Per stangare i vip Londra s’inventa la "Valentino Tax"

Un prelievo fisso per i residenti super ricchi non domiciliati nel Regno Unito e in fuga dal fisco. Maxi imposta da 36mila a 43mila euro 

Insomma alla fine gli abbiamo dato un’idea. Visto che non siamo capaci di inventarci niente di creativo per rimediare qualche soldo dagli evasori fiscali, abbiamo pensato bene di suggerire agli altri come pagare i loro debiti con i soldi nostri. Per tutta l’estate abbiamo spazzolato Valentino Rossi con la storia delle tasse: ha 60 milioni di euro non dichiarati, ne deve versare 112, comprensivi di sanzioni e interessi, all’Agenzia delle entrate, non avrebbe mai pagato Iva e Irap, forse appena appena un po’ di Irpef. Senza contare il parco auto e lo yacht modello Pershing 46+4 parcheggiato sul molo di Vallucola. E non è mica il solo. Ce ne sono 20mila di vip straricchi come lui nel Regno Unito e tutti stranamente evasivi quando si tratta di tasse. Bene, buono a sapersi hanno pensato a Londra. Così Conservatori e Laburisti uniti nella lotta si sono inventati lì per lì una flat tax, cioè una tassa-stangata riservata agli stranieri che oscilla tra i 36mila e i 43mila euro a testa, una specie di pedaggio fisso per meritarsi l’iscrizione al club dei contribuenti residenti ma non domiciliati in Gran Bretagna. Nome già pronto: Tassa Valentino Rossi, che è come dire oltre il danno la beffa. I primi a illuminarsi sono stati i Conservatori. Si sono chiesti: perché non far pagare 25mila sterline l’anno, cioè 36mila euro, ai super ricchi in aggiunta al versamento dell’imposta ordinaria? Così potremmo recuperare oltre 3 miliardi di sterline con i quali finanziare il taglio dell’imposta sulle successioni, che ogni anno pretende in media circa 100mila sterline a 40mila contribuenti inglesi. Cavoli che ideona, ha risposto subito Gordon Brown, anzi «di fronte ad una richiesta così affine allo spirito contabile del Labour party» perché fare quelli col braccino corto? Chiediamone 30mila di sterline invece di 25mila, 43mila euro invece di 36mila. Già, perché no?

A farci parte del dibattito sui «non dom», cioè i residenti non domiciliati, è Fisconelmondo.it, la rivista telematica di fiscalità internazionale dell’Agenzia delle entrate che titola l’approfondimento con quella che è già una ricetta di successo: «Chi risanerà i conti pubblici della Gran Bretagna? I residenti non domiciliati». Cioè quelli che abitano qui ma non sono di qui. Occhio però: per evitare che i miliardari se la svignino, viene introdotto un limite di sette anni per godere dello status di «non dom», superato il quale scatta una sovrattassa, che viene ulteriormente ritoccata i dopo dieci. Calcoli alla mano il gettito incassato sarebbe così pari a 650 milioni di sterline all’anno.

Non che gli stranieri non contribuiscano già. Gordon Brown ha appena quantificato in 4 miliardi di sterline, 6 miliardi di euro, i soldi versati dai vip, anche se, si è premurato di aggiungere, «quelli che risparmiano sono almeno altrettanti» perché al fisco britannico, come prevede la legge creata ai tempi della regina Vittoria per tutelare chi aveva piantagioni in Africa o nelle Indie, vanno versate le sole imposte relative ai guadagni prodotti in Gran Bretagna. Ne hanno approfittato il russo Roman Abramovich, patron del Chelsea, la regina della birra olandese Charlene de Carvalho-Heineken, lo svedese Hans Rausing fondatore della Tetrapak. Per questo da anni Londra è diventata la madre di tutti i paradisi fiscali, superiore secondo il Fondo monetario internazionale, a Isole Cayman, Bermuda e Svizzera. Solo quest’anno i milionari residenti a Londra sono aumentati dell’8,1 per cento e su dieci residenti straricchi solo due sono inglesi. Come Valentino Rossi abbia preso la tassa che porta il suo nome non si sa. Di certo per cancellare il debito che ha con il fisco non gli basterà cambiare le gomme...