Stangata sugli arbitri e i guardalinee


Una raffica di telefonate e una di squalifiche. Franco Carraro, presidente della federcalcio, di primo mattino ha tirato giù dal letto Maurizio Mattei, il designatore, e ha chiesto conto della domenica infernale dei fischietti. Al Cincinnato degli arbitri italiani ha rimproverato una sola cosa: gli errori non si possono eliminare, si possono eliminare invece le designazioni a rischio, tipo Dattilo a Torino, scortato da una curiosa striscia, nelle sue sette presenze in A, tre volte spedito a fare la Juve. Mattei ha risposto alle obiezioni del presidente Carraro, ha staccato il suo cellulare e si è messo al lavoro per preparare la stangata ai fischietti colpevoli e ai loro assistenti. L’elenco è il seguente: 1 mese a Dattilo, arbitro di Juventus-Udinese, 1 mese a Rosetti arbitro di Livorno-Messina, 2 mesi a Ivaldi, assistente di Rosetti, 1 mese a Contini, assistente di Dattilo.
Tutto qui? Naturalmente no. Perché le squalifiche hanno un peso anche in vista dei prossimi mondiali. Rosetti s’è giocato una chance, Ivaldi può restare a casa ed essere rimpiazzato da qualche collega che si guadagnerà, sul campo, una meritoria segnalazione. Idem per Contini, sventolatore di Torino (gol di Del Piero in palese fuorigioco convalidato per una posizione infelice rispetto alla palla): a questo punto le designazioni italiane per Germania 2006 subiranno un bel rimescolamento. «Non possiamo permetterci di fare brutte figure» sono state le ultime parole di Carraro rivolte a Mattei. Abete, il suo vice, se l’è cavata con una frase generica, «giornata nera», Galliani si è fatto da parte («non sono problemi di mia competenza»), Prandelli, allenatore della Fiorentina, ha riproposto la vecchia idea di raddoppiare il numero degli assistenti, 4 invece che 2, mentre Leonardi, dg friulano, ha provato a impallinare lo stesso Dattilo, «sento dire che vogliono farlo internazionale, speriamo proprio di no». Non sono mancate le chiose dei politici intervenuti sull’argomento. Ignazio La Russa, An, tifoso neroazzurro, ha teorizzato: «Anche mio figlio fischiava il fuorigioco».
Poi è arrivata anche la stangata del giudice sportivo e i tre turni di squalifica a Muntari dell’Udinese, colpevole di essere stato espulso ingiustamente (Nedved cascatore) e di aver poi lasciato la maglia sulle spalle dell’arbitro, lanciandogli contro di tutto, a parole. Ma Cosmi ha contestato il metro adottato dal giudice: «Allora Dattilo ne merita 9». Da Livorno si sono levati infine i lamenti di Signorelli, dg del club di Spinelli: «Speriamo che non ci costi il posto in Uefa». Adesso non si allarghino.
Nella speranza che Palanca (dirige domani sera Juve-Parma, ha precedenti tutti favorevoli ai bianconeri) non commetta altri disastri, da qui a domenica sera, notte di Inter-Juventus, il vero problema diventa un altro. E cioè la designazione di un fischietto che dia garanzie di imparzialità. Tra squalifiche e scadimenti di forma, è rimasto a disposizione di Mattei il barese Gianluca Paparesta (arbitrò l’andata), non molto gradito a Capello (De Santis l’alternativa). In una settimana così piena di veleni e di sospetti, la provocazione di Maurizio Mosca è da cogliere al volo. «Fossi io in Mattei chiederei la deroga e farei arbitrare Collina». Per quel che conta, noi sottoscriviamo. Se continua così, con errori e squalifiche a raffica dei fischietti, al prossimo mondiale di calcio meglio mandare la gigantografia del pelato di Viareggio.
Franco Ordine