Stangata sui creditori della Regione

I fornitori sanitari del Lazio saranno pagati «a babbo morto». La proverbiale espressione in questo caso non è disfattista dato che è lo stesso governo Prodi ad appoggiare l’approvazione di un provvedimento che blocca per 24 mesi il rimborso delle fatture ai creditori di beni e servizi medicali. Inoltre, nella stessa disposizione vien fatto divieto, ai creditori, di procedere con decreti ingiuntivi contro la stessa Regione mentre, interrompe le azioni esecutive già intraprese.
Ogni debito è così congelato e pure l’effetto degli interessi. Questo trattamento di favore nei confronti della giunta di Piero Marrazzo dovrebbe essere una sorta di misura «extra» del piano di rientro sanitario. Già, quel famigerato piano che la giunta ulivista ha impiegato sette mesi per mettere a punto, il ministero dell’Economia un altro mese per apportare le ultime finiture e approvarlo, mentre invece mancava ancora lo zampino del governo. Eccolo l’ultimo perfezionamento di ragguardevole entità: i fornitori dell’Asfo-Confcommercio vantano 450 milioni di euro di crediti e almeno il doppio tutte le case di cura convenzionate, i laboratori di analisi e gli enti morali che lavorano per conto delle Asl.
Però i relatori dell’emendamento sul congelamento dei debiti, i senatori del Prc Emprin e Tecce, hanno esplicitato la validità della proposta «al fine di consentire un puntuale accertamento della massa passiva e il corretto utilizzo e destinazione dei fondi statali e regionali» anche se tale spiegazione non regge i propositi che in realtà andrebbe a celare. Quali? «Il fatto che il Governo si è dichiarato favorevole alla proposta di privare i fornitori della sanità del recupero degli importi facendo ricorso ad azioni esecutive - chiosa il senatore Andrea Augello che ritiene la straordinaria iniziativa firmata Piero Marrazzo e Antonio Bassolino -. È ovvio che un credito certificato sostenuto da un decreto ingiuntivo è facilmente cedibile. Viceversa, tutti i creditori non potranno far altro che farsi strangolare dalle banche. Inoltre norme simili sono previste soltanto in caso di dissesto finanziario dei Comuni dove i creditori ricevono tutte le risorse dell’ente locale non riferibili alla spesa obbligatoria».
Il senatore Cesare Cursi (An) non ne fa invece una questione giuridica piuttosto di responsabilità: «Non si conosce quali provvedimenti siano stati adottati per il rientro della farmaceutica e della spesa sanitaria in genere visto che pure per il 2006 lo sbilancio del Lazio è pari a 1,4 miliardi di euro». Dalla Pisana invece arriva lo sconcerto della Casa delle Libertà che ha espresso, all’unisono, profonda preoccupazione per la sorte cui sono destinate le piccole e medie imprese del settore sanitario e del personale che vi presta servizio quotidianamente se non della ricaduta sui servizi assistenziali ai cittadini.