Stangata sulla tariffa sui rifiuti: presentati 16.500 emendamenti

Al via ieri in consiglio la discussione delle delibere che prevedono un aumento della tariffa sui rifiuti (Tari), non solo per i cittadini, ma anche, e in maniera ancora più consistente, per alberghi ed esercizi commerciali. E si discute, nonostante la richiesta avanzata dall’opposizione di far slittare quel dibattito di un mese. Possibilità riconosciuta da un decreto governativo che, per approvare i bilanci, ha dato ai comuni 30 giorni di tempo in più, rispetto alla data iniziale fissata per il 31 marzo. Perché, questa in sintesi la posizione del centrodestra, qualcosa si può fare per migliorare quei provvedimenti, gravando così in maniera meno consistente sulle tasche dei cittadini.
«Guardando la struttura della tariffa - spiega il presidente della Federazione romana di An, Gianni Alemanno - ci sono due punti su cui si può lavorare per evitare l’aumento della tariffa. Il primo riguarda il costo del conferimento diurno in discarica, che passa da 26 a 43 euro per tonnellata. Tale aumento deriva dalle cifre stanziate per l’investimento di Malagrotta 2, che è privata». Alemanno sottolinea che, approvando la Tari così com’è concepita ora, di fatto, si paga con soldi pubblici un investimento privato. «Poi c’è il costo per l’ecotassa, legata al conferimento di rifiuti in discarica senza preventivo trattamento, che è pari a 15 euro e rimane fisso - continua Alemanno -. Ma il cittadino romano non ha alternative, perché esiste una situazione di monopolio. Il sindaco dovrebbe chiedere al suo governo di derogare all’eco-tassa in situazioni di questo genere». Appoggia la richiesta di rinvio, anche il capogruppo Udc, Dino Gasperini, che la definisce «una necessità sacrosanta». Per Gasperini il dibattito sulla Tari deve essere affrontato dopo il tema generale della gestione dei rifiuti e della situazione dell’Ama. Sulla stessa linea anche Forza Italia. La richiesta di rinvio necessita di una riunione dei capigruppo, ma la linea dell’opposizione non passa. «Di fronte a tanta ostinazione - evidenzia Alemanno - l’opposizione non ha altra scelta che la strada dell’ostruzionismo». Si continua, quindi, a discutere. Michele Baldi, capogruppo azzurro, in aula, dice che le votazioni sulla Tari fatte fino ad ora (quelle cioè legate alle agevolazioni, ndr) sono illegittime.
Ma ieri è scaduto anche il termine per la presentazione degli emendamenti, che saranno votati oggi. L’Udc ne ha portati 1300, che vanno a sommarsi ai 7mila di An e agli 8200 di Fi. La maggioranza, invece, ha trovato un accordo sull’emendamento proposto dal presidente della commissione Bilancio, Mario Mei, e ha fissato al 42 per cento la Tari per gli albergatori (la delibera prevedeva il 46). Contrari a quel documento Prc, Comunisti, Verdi e Rosa nel Pugno il cui capogruppo, Gianluca Quadrana, accusa: «È grave e politicamente scorretto che le decisioni prese dai capigruppo vengano disattese e modificate a loro insaputa dalla commissione Bilancio». Per l’approvazione definitiva della Tari, invece, bisognerà aspettare domani notte.