Con la stangata-suolo pubblico traslocare è diventato un lusso

I traslocatori sono pronti a scendere in piazza. Per chiarire alle famiglie che non è colpa loro se da lunedì scorso spostarsi da una via all’altra della città può costare anche 4mila euro. Solo per l’affitto dello spazio sotto casa: 10-15 volte in più. La nuova stangata «made in Pisapia» si chiama Tassa di occupazione del suolo pubblico, il regolamento è stato modificato a dicembre dal consiglio comunale ma è entrato in vigore cinque giorni fa. E da allora sono iniziate le telefonate di protesta dei milanesi, che non immaginavano aumenti esorbitanti sul conto. Quattro esempi, dal centro all’estrema periferia. Intanto, cosa cambia. Con il nuovo regolamento la città non è più divisa in 7, ma in 55 microzone, a seconda del prestigio. Per ogni attività (dal commercio ai passi carrai) viene fissato un coefficiente, per i traslochi equivale a 2. Per arrivare al costo al metro quadro, si moltiplica per la tariffa base al metro quadrato (3,72 euro) e per l’indice assegnato alla specifica strada. Poniamo che il cittadino viva in pieno centro, via Manzoni, che ha un coefficiente pari a 5,5-5,6. Per due-tre camion necessita di almeno 80 metri quadri di spazio. Quindi: il prezzo al metro quadro è di 41,6 euro, moltiplicato per 80 fanno circa 3.328 euro. Prendiamo via Washington, semicentro (l’indice è 1,7): la stessa occupazione costa 1.011 euro. In piazzale Loreto (1,5) si passa a 892 euro. In via Fratelli Zoia, estrema periferia, è comunque un salasso da 559 euro. Con il vecchio regolamento, c’erano solo cinque fasce diverse e si moltiplicavano semplicemente per i metri quadrati. Fortunato Valente, titolare del Gruppo Valente ma anche consigliere di Federtraslochi, fa presente che persino nella centralissima via Manzoni a pari superficie il costo si aggirava intorno ai 170 euro, per la periferia scendeva a 60-70 euro. E il costo era a giornata, «chi si spostava da una zona all’altra della città, poniamo da via Manzoni a via Washington, pagava solo 170 euro. Ora deve pagare due volte, dovrebbe spendere oltre 4mila euro. «Anche perché paghiamo in anticipo, per il cliente diventa un problema movimentare somme così importanti ogni giorno negli uffici comunali». Ovvio che all’occupazione del suolo il cittadino deve aggiungere il costo dell’operazione vera del trasloco, in media 1.500-2mila euro. «Ma poniamo - fa un esempio Valente - che un cittadino acquisti un divano a basso costo e abbia bisogno del servizio per trasportarlo in casa. Rischia di pagare 300 euro il divano e più di mille per il posteggio del camion». Le proteste si sono fatte sentire subito, sembra che il Comune stia valutando intanto il «valore» del servizio da 2 a 0,7, ma «non è sufficiente» avverte la categoria, «siamo pronti a fare lo sciopero in blocco per farci sentire». Oggi la Lega si unirà alla protesta, «per i milanesi rischia di essere una “mazzata” da mille euro a testa», anticipa il capogruppo Matteo Salvini. Angelo Sirtori, presidente milanese Fai (Federazione autotrasportatore italiani) ha già chiesto un incontro agli assessori al Commercio e al Bilancio, ma ha coinvolto anche le associazioni dei consumatori: «Voglio pensare che l’amministrazione non si sia resa conto della traduzione in euro di un regolamento così complesso e ora farà marcia indietro». E chiede una revisione delle deroghe per Area C, sottolineando che «molte ditte hanno appena cambiato il parco camion per adeguarsi a Ecopass».