Stankovic più il rombo:

Dà tre o quattro titoli al termine di ogni conferenza, rapporti a quattr’occhi con i giocatori, spiegazioni per ogni scelta, spesso anche pubbliche e talmente spontanee e mai umorali da poterle anticipare anche alla stampa senza timori. Come il caso mai nato di Patrick Vieira escluso da Inter-Juve di sabato sera: «L’ho lasciato fuori perché mi serviva la corsa di Zanetti per coprire su Nedved e permettere a Maicon di attaccare. Il francese ha grande classe, ma dà il meglio di sé quando giochiamo con il 4-3-3, e le due ali». Detto circa un’ora dopo il fischio finale, mentre il capitano della nazionale francese da un’altra parte dello stadio rispondeva: «Non so perché non ho giocato, sono sorpreso, chiederò spiegazioni a Mourinho». Se lo avessero chiesto a Cruz, probabilmente avrebbe scaricato la stessa risposta.
Patrick Vieira era in campo a Palermo quando l’Inter ha giocato con il medesimo schema di sabato, sostituito solo al 43’ del secondo tempo, e una delle due punte era Julio Cruz, osannato allo sfinimento dopo il 3-3 di Nicosia e la botta contro l’Udinese. Allora vuol dire che Josè non guarda solo fino a lì ma va oltre, per esempio sembra avere un’indubbia capacità nel leggere dentro ai calciatori e di cogliere al volo le loro debolezze. Riesce ad adattarsi ai limiti dei suoi così come all’avversario che deve affrontare, e ne fa l’arma vincente.
Quando nel 2000 era al Benfica si rese protagonista di un episodio molto curioso con Nuno Maniche. Josè aveva schierato la prima squadra contro la Primavera e Maniche si era reso protagonista di un fallo molto violento su un ragazzo. Il tecnico chiamò il suo secondo e gli disse di togliere Maniche e di ordinargli di girare intorno al campo finché non fosse finito il tempo. Al termine della partita, Josè andò da Maniche e gli disse: «Ho visto che per fare due giri del campo ci hai messo dieci minuti, o hai un problema fisico o hai un problema mentale, dimmi da quale specialista ti devo portare». Maniche divenne uno dei suoi uomini di fiducia. Ma questo non impedì la sua partenza in tempi in cui Mourinho era ormai certo sulla panchina dell’Inter. Adriano potrebbe rappresentare tutte le possibili varianti sul tema. La partita interna con il Genoa è stata il pretesto per chiarire alcune questioni con Obinna, Balotelli e Cruz, ma con Adriano il libro è stato aperto e mai chiuso. Il brasiliano si era presentato tardi ad un allenamento dopo una notte di sciambole e fu lui a pagare più di tutti, nonostante il gol della vittoria segnato solo quattro giorni prima all’Anorthosis. E quando dopo aver saltato Fiorentina, Reggina, Anorthosis, Udinese e Palermo, è andato in Brasile e ha segnato con la sua nazionale, Mourinho ha voluto vedere come si sarebbe comportato. Adriano, gasato dal gol, aveva chiesto chiarezza alla società, ma con Mourinho è rimasto in cesta, dei quattro brasiliani volati in Sud America per affrontare il Portogallo, è stato l’unico a precipitarsi subito ad Appiano per un defaticante: «Niente di speciale - commentò Mourinho - Mancini, Julio Cesar e Maicon vivono a Milano, lui sta sul lago di Como, non è stato un gran sacrificio». Ma poi ha capito che Adriano era carico: «Con la Juve avevo bisogno di un animale in campo», dimenticando il passato. Quando ha saputo dell’interesse del Real per Crespo ha detto: «È importante per il Real, ma lo è anche per l’Inter». Anche qui dimenticando i trascorsi al Chelsea. Dejan Stankovic si sentì dire: «Se vuoi giocare cerca un’altra squadra, qui non avrai molto spazio, io non ti ho mai visto tornare ai livelli dei tempi della Lazio». Era stata la società a farsi lo scrupolo di liberarsi degli amici del Mancio, Mourinho invece in Stankovic ha colto la determinazione a non accettare quel giudizio e non si è sbagliato. Walter Samuel è l’ultima vittoria, dopo il suo infortunio l’Inter ha iniziato a zoppicare e ha finito la stagione col fiatone. È rientrato a sorpresa con l’Udinese, tre gare, zero gol subiti, un recupero soprattutto di testa.
Mourinho non ha psicologi a libro paga, disarciona i ribelli in proprio. Intanto ha colto un primo traguardo, nessuno sabato sera gli ha chiesto dell’Inter di Mancini. I contorni non sono ancora così ben delineati ma la sua Inter è un’altra cosa.