Stanlio e Ollio socialisti divisi dai tempi del Psi su laurea, Craxi e partito

Giurista snob uno, economista guerrigliero l’altro: dai "calci nel c..."
al "cretino", ecco perché Tremonti e Brunetta non si sono mai amati

Una volta l’anno ci giungono alle orecchie gli echi di una lite tra Renato Brunetta e Giulio Tremonti. Niente di elaborato, solo qualche cretino e citrullo, che i due si scambiano in sedi ufficiali, consiglio dei ministri, conferenze stampa, ecc. Non oso immaginare cosa succederebbe se potessimo origliarne i discorsi. A naso, direi che si mandano cordialmente all’inferno anche nell’alcova. Dico «cordialmente» perché penso che tra loro non ci sia odio ma un rapporto alla Stanlio e Ollio da cui entrambi traggono linfa.

L’altro ieri - come avrete visto ieri in tv - Tremonti è stato beffardo con Brunetta. Il ministro della PA stava dicendo la sua ai giornalisti quando il titolare dell’Economia, ignaro che il suo microfono fosse aperto, ha farfugliato ai collaboratori, «è proprio un cretino» e si è aggiustato la cravatta per darsi un contegno innocente. Poi, si è chinato verso Sacconi, il ministro del Lavoro (il parterre era di lusso), bisbigliando: «È scemo eh?». L’altro: «Non lo seguo neppure». Tremonti ha ribadito: «È proprio un cretino». La cosa poi finita è benissimo come sempre in passato. Giulio, saputo che le frasette rubate erano state trasmesse dalla tv di Repubblica - ti pareva! -, si è scusato con Renato e i due si sono abbracciati.

Solo tre annotazioni. Anche stavolta a iniziare è stato Tremonti che dei due è il più aggressivo. Secondo: essendo lui il padrone di casa (l’incontro si è svolto al ministero dell’Economia) ha mancato davvero di tatto. Terzo: mentre dava dello scemo a Brunetta la figura del medesimo l’ha fatta lui che aveva il microfono aperto.
I precedenti sono molti. Quasi sempre dovuti al fatto che Tremonti decide per tutti e lascia a bocca asciutta gli altri ministri. A reagire di più è Brunetta che ha una pepata parlantina veneziana. Ma le vittime di Giulio sono tante. Nel novembre 2009, la siracusana

Prestigiacomo gli chiese in Consiglio dei ministri più soldi. Tremonti inalberò il suo visetto da putto e disse: «Stefania, hai un modo così siciliano di ragionare…». L’altra si inviperì e scoppiò un can can. Poi, indignata, lasciò la sala sibilando: «Me ne vado, sennò alzo le mani».

Giulio, ormai su di giri, si concesse subito dopo l’ennesima litigata con Brunetta che illustrava la sua legge antifannulloni, interrompendolo: «Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione». Qualsiasi cosa volesse dire, fu l’inizio di un appassionato dibattito su chi dei due fosse più preparato. «Io queste cose le conosco - si agitò Renatino -, Tremonti non è un economista». Infatti, è laureato in Legge. Glielo rimproverano tutti i tecnici - Antonio Martino, Brunetta ecc - che lo considerano un dilettante e sono esasperati che tocchi a lui guidare l’economia nazionale. La lite proseguì per un po’, finché Renatino - che è un bonaccione pronto ad abbracciare e baciare tutti - allungò la mano per fare pace. L’altro tirò indietro la sua con un cavernoso: «Non ti avvicinare, altrimenti ti prendo a calci in c...».

La loro non è una vera rivalità, perché c’è spazio per entrambi. È che da troppi anni costeggiano gli stessi ambienti e inciampano l’uno nell’altro. Tremonti, 64 anni in agosto, è leggermente più anziano di Brunetta, 61. Hanno debutti opposti. Giulio - veneto di origine, lombardo di adozione - è di ricca famiglia liberale, fa studi regolari e diventa socialista durante il servizio militare. Renatino, figlio di un ambulante veneziano, vive in una casa di novanta metri in cui abitano in nove. Neanche un libro in giro. Però fa il classico, si laurea in Economia e a 31 anni è in cattedra. Aderisce anche lui al Psi, ma per ragioni di status, non per scelta intellettuale come Tremonti.

Anche per questo, gli ambienti psi che frequentano sono opposti. Giulio è accolto nel milieu del marchese Franco Reviglio, gran professore e ministro delle Finanze. I condiscepoli sono giovanotti blasonati: Domenico Siniscalco, futuro ministro, Franco Bernabè (oggi, Telecom), Alberto Meomartini, attuale presidente della Confindustria milanese. C’è anche Vincenzo Visco, più in disparte. Si affaccia spesso Giuliano Amato, quintessenza dell’eminenza grigia.

Tutta gente che ama più il potere dietro le quinte che la politica, anche se alcuni ci approderanno. Brunetta, al contrario, si intruppa con i veneziani: il capo, Gianni De Michelis e il pupillo, Maurizio Sacconi. Sono ruspanti e politici nati che non temono di entrare nelle fabbriche occupate e discutere. I revigliani sono più di sinistra e hanno verso Craxi un atteggiamento snob, ma senza imprudenze. I lagunari gli sono schiettamente vicini. Eppure, come non manca di fare notare Brunetta, lui non ha fatto parte dell’Assemblea del Psi -i «nani e ballerine» per intenderci-, Giulio sì. Come dire: si permette di arricciare il naso ma non si lascia sfuggire l’invito a corte.

Tra i due uomini la differenza è questa. Tremonti prima pensa a sé, poi alla causa. Brunetta, pur amandosi, privilegia il partito. Guardando all’oggi: Giulio, per darsi lustro, manda a fondo la barca del Pdl. Renatino, che ci sta sopra, si incappia. Di qui, le botte.