La stanza di un’adolescente con la televisione censurata

Nel garage-prigione la ragazza poteva vedere solo cassette visionate dal suo carceriere

La borsa sospesa a un chiodo. La scrivania in disordine, con quattro o cinque romanzi per adolescenti buttati lì per caso. I vestiti sono ovunque, appesi alla porta, appoggiati sui gradini della scala che porta sul letto a castello, un zaino per terra, una radio che poteva ascoltare solo quando il suo «sire» diceva sì, una televisione 10 pollici con cassette censurate da lui. Natascha per otto anni è vissuta qui, in questo garage nascosto al mondo, arredato come uno di quei appartamenti per studenti fuori sede ricavati da una cantina abusiva. Lei è cresciuta qui, dentro una brutta favola, con il sole eclissato dalla paura, con i ricordi che sembrano sogni svaniti e lontani. Ma nel garage dei brutti sogni ciò che forse angoscia di più è la parvenza di normalità di quei muri bianchi, di quelle scrivanie in stile Ikea, di quel letto a castello da monolocale arredato in fretta, con la vasca e il water accanto ai fornelli.
La stanza di Natascha non ha nulla di maniacale, come se il disordine adolescenziale riuscisse a difendere la ragazza dalle ossessioni del mostro. L’orrore è nelle mura insonorizzate, nei cinque metri quadrati senza finestre, nei passi degli idraulici che venivano ad aggiustare le tubature del bagno «signorile», quello al piano superiore. Passi che non si accorgevano di nulla, che entravano in casa, mettevano a posto il rubinetto e andavano via. L’orrore è il segreto di una bimba segregata nei sotterranei di una villetta unifamiliare, in un paesino a pochi chilometri a nord di Vienna. I pochi abitanti di Strasshof ora si chiedono, cercando di soffocare i sensi di colpa, come hanno fatto in tutto questo tempo a non accorgersi di nulla. Come han fatto a ignorare il mago cattivo e la piccola principessa in catene.