La stanza di Mario Cervi

Il concorso da “Mille e una notte”, conosciuto come corso-concorso per dirigenti scolastici, bandito nel 2004, ma i cui strascichi, dopo ben 6 anni, fanno ancora sentire i loro effetti, passerà alla storia come il concorso che ha presumibilmente generato più ricorsi nelle aule giudiziarie da quando l’Italia è diventata una Repubblica. Non si contano più infatti le pronunce della giustizia amministrativa, di quella civile, e, pare, in qualche caso anche di quella penale. A tutt’oggi per questo concorso, che si svolse su base regionale, i riflettori restano puntati sui partecipanti della Sicilia. Ma ci sono ancora tanti aspiranti dirigenti, in ben undici regioni italiane, che da quattro anni attendono giustizia, con giudizi ancora pendenti presso i TAR e il Consiglio di Stato. La prima legittima protesta di questi ultimi è determinata dalla constatazione che, dopo essere risultati danneggiati dal comma 619 della finanziaria del governo Prodi del 2007, sono stati più volte illusi che anche per loro sarebbe stata fatta giustizia, in ultimo con l’inserimento degli emendamenti al ddl Siragusa-Lo Monte, attualmente all’esame del Senato, dopo essere stato approvato alla Camera. Ma anche questa possibilità si è rivelata fallace. Difatti, per motivi “tecnici”, senza che si precisasse quali fossero i “tecnicismi” invocati, tutti gli emendamenti presentati, della maggioranza e dell’opposizione, che avrebbero consentito di risolvere tutte le questioni sul tappeto, sono stati respinti dalla prima Commissione della Camera, in sede legislativa. Una decisione che di fatto ha comportato che la Sicilia sia l’unica Regione a poter beneficiare del ddl Siragusa. Attualmente così è, benché da più parti sia già stata richiamata anche la presumibile incostituzionalità del provvedimento. Sia chiaro: nessuno in questa vicenda si può considerare innocente! È colpevole non solo chi avrebbe agito in maniera illegittima, iniqua, ingiusta e illegale, ma anche chi, rivestendo ruoli di responsabilità istituzionale, è rimasto a guardare, lasciando che tutto ciò accadesse, facendo sì che azioni gravemente censurabili e lesive del diritto, le quali, in qualche caso, hanno creato anche conflittualità tra potere legislativo e potere giudiziario, venissero portate a compimento. La politica non dovrebbe infatti cercare di aggirare le sentenze definitive, dimenticando invece la primaria finalità di salvaguardare tutti, a partire da coloro che sono stati danneggiati dalla già richiamata legge Finanziaria del 2007, che con il comma 619, introdusse la sanatoria per tutti i candidati, anche quelli privi dei titoli e dei requisiti per l’accesso. Oggi esiste ancora la possibilità d’intervenire per rimediare a questa ingiustizia. Ma i tempi sono stretti e occorre procedere con l’urgenza del caso per ripristinare diritti e legalità, nei confronti di tutti i partecipanti interessati, anche di quelli delle altre undici regioni italiane, segnatamente Lazio, Emilia Romagna, Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Umbria, Veneto e Abruzzo, dove tuttora esistono ricorsi ancora pendenti, e non solo di quelli della Sicilia.
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