La stanza di Mario Cervi

Caro Mario Cervi, sono un giornalista - in pensione - e leggo ogni giorno il Giornale. Mi diverto molto con le diatribe politico-giornalistiche e penso che ai miei tempi, anni ’50-80, non ci sognavamo di poter lanciare invettive così sanguinose ai nostri avversari. Però ti scrivo perché non posso resistere a tacere dopo la tua appassionata difesa dei cani. Mi sembra il preludio d’un film di fantascienza: fra breve vivremo in simbiosi con i cani. Ne parlano in maniera ossessiva tutti i mezzi d’informazione. Ormai i cani abbaiano, cacano e pisciano in qualsiasi ora del giorno e della notte e in qualsiasi posto del nostro mondo. Coloro che amano i cani caricano quegli animali di sentimenti ed emozioni umani. Al cane non interessa se sei un assassino, se scippi le vecchiette per strada o se regali una casa a Montecarlo al cognato: è sempre pronto a leccarti la mano. Se qualcuno se ne vuole tenere a casa uno, due, tre lo faccia. Ma non può pretendere di imporli agli altri. Se dovessimo dar retta alla Brambilla avremmo i cani anche in albergo, al ristorante, al bar. Presto toccherà agli asini di farci compagnia visto che la stessa ministra ama farsi fotografare abbracciata a loro.