La stanza di Mario Cervi

Gentile Dott. Cervi, mi aiuti cortesemente a comprendere. Costituzione art. 1: «La sovranità appartiene al popolo». Questo sovrano ha incaricato più volte una maggioranza a rappresentarlo in varie sedi. Un giorno l’On. Fini decide che - mentre la situazione economica europea traballa vistosamente - il premier votato dal popolo-sovrano deve dimettersi. Perché? Non lo capisco. Forse per un mio limite. Nel frattempo la magistratura continua a tenere in fibrillazione i lavori parlamentari. Il Capo dello Stato, eletto da una maggioranza parlamentare che il popolo-sovrano ha revocato senza appello, ogni giorno ci impartisce delle lezioni su ovvietà (si può dire senza timore di essere tacciati di lesa maestà? In Italia quando si ascende al Colle si diventa immacolati e sacri. Quindi se non si può dire - come sovrano costituzionale ex art. 1 - ritiro subito tutto, chiedo scusa e mi inchino rispettosamente). Entra nel merito di provvedimenti di organismi eletti dal popolo-sovrano. Lo può fare? Se tutto questo è normale Le chiedo: tra le riforme costituzionali non sarebbe utile inserire l’abolizione del secondo comma dell'art. 1 al grido: il popolo? chissenefrega! A questo punto potremmo dire, fate come vi pare. Ma almeno non in mio nome. Comunque se si andrà alle elezioni andrò a votare (forse per l’ultima volta per disgusto) nella speranza che vinca Berlusconi. Gli si possono rimproverare tante cose. Ma non quella di aver tradito il mandato elettorale. E poi è riuscito fino ad oggi a liberarci dai governi-ammucchiata, governi-balneari, governicchi ecc. della Prima Repubblica. Non è poco. Grazie.
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