La stanza di Mario Cervi

Caro Cervi, ho letto la sua risposta alla lettera del sig. Antonio Ratti pubblicata il 7 dicembre scorso. In un passaggio lei afferma testualmente: «S’è voluto che l’inquilino del Quirinale durasse in carica per un tempo lungo e non coincidente con gli inizi e le scadenze del Parlamento proprio per sottrarlo alle fibrillazioni degli altri Palazzi». Osservazione «costituzionalmente» corretta. Ma malgrado tale sfalsamento temporale, giunge anche l’occasione epocale, storica, per cui i pianeti si allineano: avviene di rado, ma avviene. Questo allineamento vi fu nel non lontanissimo 2006, anno in cui in aprile si andò alle elezioni politiche, e nel maggio seguente si procedette alla nomina del nuovo presidente della Repubblica dopo che Carlo Azeglio Ciampi aveva esaurito il tempo del suo mandato. Furono le famose elezioni vinte dal centro-sinistra con meno di 24mila, contestatissimi voti di vantaggio. Non intendo appendermi alla dietrologia, ma penso che in molti si ricorderanno di quell’esito e di come esso fu aspramente contestato, con tanto di appendici giudiziarie e veleni vari, e far notare quanto segue: che guarda caso in quella circostanza vinse la sinistra con un Parlamento che altrettanto guarda caso potè eleggere l’ennesimo Capo dello Stato di certa estrazione politica. Provi solo a pensare, a questo punto, alla differenza che sarebbe potuta passare se a vincere fosse stato Berlusconi, assicurandosi la maggioranza parlamentare e potendo così anche nominare un presidente della Repubblica gradito a un governo di destra. Cosa che in questa Repubblica, per quanto assolutamente e sicuramente democratica, a tutt’oggi non si è ancora realizzata: guarda caso. Ma per l’appunto, siccome non intendo ricorrere alla dietrologia, sarà sicuramente una questione legata agli astri.
Udine