La stanza di Mario Cervi

Vorrei parlare di lavoro, dobbiamo smetterla di tritare aria fritta, è davvero ora di piantarla con i «pezzi di carta». Noi purtroppo abbiamo in mente una distinzione molto falsata fra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Un tempo, quando c’erano operai e contadini quasi analfabeti, oppure intellettuali umanisti, questa distinzione poteva avere senso, ma oggi che senso ha dire che un tecnico (di impianti di combustione, di impianti termoelettrici o di macchine) fa un lavoro manuale mentre l’impiegato ne fa uno intellettuale? Il tecnico affronta problemi che costituiscono una vera sfida intellettuale con un sapere che ha acquisito in anni di studio e di lavoro. L’altro spesso fa un’attività di routine che richiede solo di adoperare, in modo a volte elementare, il computer (leggi bancari, commercialisti, avvocati...). La nostra economia ha bisogno di tecnici preparati, un disperato bisogno. E non solo nelle tradizionali professioni industriali, ma anche nelle attività di servizio: elettricista, idraulico, giardiniere, esperto di impianti di sicurezza, cuoco e pasticciere, infermiere o tecnico di infissi. Anzi, oggi serve un sapere teorico-pratico anche per fare il semplice commesso... Invece questi tecnici mancano, le imprese li cercano e non li trovano. Molte famiglie e molti giovani vanno ancora all’università per avere il «pezzo di carta» e sognano un lavoro intellettuale, magari di diventare subito scrittore, avvocato, giornalista, conduttore televisivo. E poi si trovano in diecimila a un concorso per cinque posti da vigile urbano o da impiegato statale. La sfida della concorrenza globale ci vuole preparati. Dobbiamo svegliarci un po’ tutti, soprattutto quelli della mia generazione, mettere da parte e far mettere da parte ai nostri figli le fantasie... guardare in faccia la realtà come i nostri genitori hanno fatto nel Dopoguerra quando, in pochi anni, siamo usciti dalla miseria, come ha fatto la Cina, come stanno facendo il Brasile e l’India.
e-mail