La stanza di Mario Cervi

Caro dott. Cervi (per prendere un po’ di fiato... nella presente aria surriscaldata) osservo che anche in qualche pubblicità si sta iniziando a imitare la gioventù nello scrivere «x» anziché «per». Di questo passo pare lecito supporre che, per esempio, sarà abolita la «ch», tanto chiesa e kiesa si leggono allo stesso modo, così come squola con la «q» non sarà più il classico errore da matita blu, perché si legge come con la «c», mentre mi chiedo anche che cosa ci stia a fare quella «c» che precede la «q» di acqua, e pure perché scrivere «hanno» (verbo avere) che si legge come «anno» nel senso del calendario. E allora, pazienza, con cualke fatica, xkè o superato i cincuanta, e x essere à la page, cerkerò di adattarmi ankio (lapostrofo... lo abolito, tanto, presto, sparirà ankesso), xkè mi sono kiesto: sarà ke i portatori di cuesta nuova cultura anno (ciao acca!) ragione? Kiedendole se lei pensa ke abbia scritto delle sciokkezze, e rileggendo le prime parole del Placito cassinese «Sao ke kelle terre per kelle fini...», forse l’ortografia, come la storia, alla fine ritorna...
Tortona (Alessandria)