La stanza di Mario Cervi

Caro dottor Cervi, quando si vogliono contestare taluni atti o decisioni della magistratura, è d’obbligo precisare che la critica non riguarda tutti i magistrati, ma soltanto una minoranza che comprende quelli più schierati politicamente. Consuetudine vuole che si aggiunga che la maggior parte dei magistrati svolge il proprio lavoro con serietà, senza clamori, senza ricerca della notorietà, senza ambizioni di carriera politica. Ma viene da chiedersi che cosa pensi veramente questa massa di persone che paiono sorde, mute e cieche: sono soddisfatte dell’attuale andazzo, sono consapevoli che il comportamento di una minoranza al loro interno sta minando alle basi la credibilità della loro categoria, si sentono ben rappresentati dalle loro organizzazioni sindacali? Questo loro silenzio è consenso o acquiescenza? Si dirà che si esprimono con le sentenze. Ma spesso si ha la sensazione di un loro appiattimento sulle ragioni dei colleghi più faziosi e intraprendenti.
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