La stanza di Mario Cervi

Leggo sempre con interesse la sua rubrica anche se a volte non d’accordo con le sue risposte. Giovedì 17 febbraio nella ricostruzione dei fatti che la indussero a seguire Indro Montanelli a La Voce traspare fra le righe ciò che ho sempre pensato nei confronti del Grande Giornalista. Bravissimo nella sua professione, ma umorale, ondivago e poco credibile dal punto di vista politico. Più passa il tempo e più Montanelli si dimostra per ciò che è stato. Non un intellettuale controcorrente come è stato più volte definito, ma uno scaltro istrione. Il Nostro, più che un “salmone”, nella sua lunga vita è stato un “cavedano”, che ha sempre preferito nuotare in acque tranquille di grandi fiumi che in piccoli e tumultuosi ruscelli. Fascista, nel ventennio, demoscristiano, seppur turandosi il naso quando imperava la DC, ed infine di sinistra nel momento in cui tutto faceva presagire in una sua affermazione (eloquente il suo intervento alla Festa dell’Unità quando di fronte alla plata osannante affermarva che li avrebbe aiutati a vincere). Nonostante ciò, le fa onore la sua conclamata amicizia nei confronti dell’amico perduto, ma per quanto mi riguarda, sono un lettore che vuole essere escluso da quel “ci manca” con il quale termina il suo articolo. Con stima,
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