La stanza di Mario Cervi

Caro Cervi, forse converrà con me che il solo periodo storico in cui gli italiani si sentirono veramente uniti, orgogliosi di esserlo, rispettati e forse anche un po’ invidiati all’estero, fu il Ventennio. Che in questo senso, ed entro questi limiti, pur assai importanti, può dirsi che abbia concluso il Risorgimento. Oggi siamo talmente sfilacciati che sarebbe meglio attendere momenti migliori per celebrazioni di massa dell’unità d’Italia. Questa democrazia è ancora troppo giovane e immatura. Forse sarebbe meglio ripiegare su noi stessi e dar corso ad un ciclo di studi seri e documentati.
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Gentile Cervi, Benigni ha parlato della bellezza creata dagli italiani, ma non si rende conto che tutta quella bellezza fu creata proprio quando gli italiani vivevano in piccole nazioni indipendenti? Invece che cosa ha portato l’unità d’Italia? L’eterno rancore tra nord e sud, il comportamento abbietto durante le due guerre mondiali, il regno della mafia, la distruzione del paesaggio e delle città. Caro dottor Cervi, non posso credere che anche lei non senta che l’unità d’Italia, inno o non inno, è stata un grande male per tutti gli italiani.
F. B.
Torino