La stanza di Mario Cervi

Alcuni giorni fa, l’onorevole Gabriella Carlucci ha proposto di istituire una «commissione parlamentare d’inchiesta sull’imparzialità dei libri di testo scolastici» perché «lo studio della storia è stato spesso inquinato e manipolato a fini politici a opera di moltissimi docenti allineati alle posizioni del vecchio Partito comunista». Io, insegnante di Informatica in un istituto di scuola media superiore di Perugia, pur non chiamato direttamente in causa ho esaminato alcuni libri di testo della mia materia. Grande è stato il mio sconcerto nel constatare che la signora Carlucci ha ragione: anche i libri di testo dell’area informatica sono infarciti di marxismo e comunismo. Ecco alcuni titoli di capitolo e di paragrafo indubbiamente faziosi. Si va da un apparentemente inoffensivo L’ambiente Turbo Pascal - che sollecita inconsce evocazioni di ambientalismo, area notoriamente di sinistra – a un altrettanto nascosto quanto insidioso Multitasking – che evoca pluralità di esecuzioni, come se tutti i programmi avessero gli stessi diritti, ci mancherebbe altro. Si passa quindi a nominare sempre più insistentemente il comunismo – Termini in uso comune, Azioni comuni nei programmi, Elementi comuni nei linguaggi di programmazione - per arrivare a un inequivocabile La condivisione delle risorse, spudorata apologia di marxismo. Come se ciò non bastasse, si ripropongono i Soviet - La programmazione strutturata, Programmazione ad oggetti – e il concetto marxista di classe – Le classi, Le classi astratte. E, per finire, non mancano riferimenti alla disinformazione comunista - Esempi di manipolazione dei dati – e al famigerato Kgb – Esempi di interrogazione. A questo punto, preso atto dell’evidente filo-marxismo dei testi di Informatica in generale, effettuerò una loro epurazione, saltando a pie’ pari i paragrafi in questione, in attesa delle direttive chiare e inequivocabili che la signora Carlucci e la futura commissione parlamentare d’inchiesta sicuramente non vorranno farci mancare.
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