La stanza di Mario Cervi

Ci si domanda come è possibile che i familiari degli assassinati dal terrorismo rosso siano di sinistra. Non so se è materia per uno psicologo, ma ricorda appieno simili situazioni in tutti i regimi dittatoriali. Si ricordano simili fatti sotto il nazismo e sotto il comunismo. Stalin fece fucilare o morire nei gulag generali, dirigenti di partito, portando poi conforto ai famigliari. Questo tratto culturale e ideologico lo ebbe pure il PCI quando agli assassinii delle BR seguiva un imbarazzato silenzio e successive «richieste di attenzione militante democratica» con la posa degli immancabili fiori rossi. Lo ricordo quando ero in Montedison, giovane tecnico, e iscritto al PCI. Il PCI si svegliò solo dopo la morte di Guido Rossa. In fabbrica ricordo che al rapimento dell’ing. Taliercio ci furono litigi fra operai proprio perché le direttive del partito arrivavano in modo strano. Evidentemente per i familiari delle vittime delle BR, la colpa venne fatta ricadere sulle ambiguità politiche della DC piuttosto che sul PCI, sui compagni che sbagliavano. Insomma,siamo di fronte a una sindrome marxista -leninista? Forse ne siamo stati colpiti tutti visto che abbiamo mandato in posti di elevata responsabilità istituzionale degli ex (?) comunisti.
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