La stanza di Mario Cervi

Caro Cervi, desidero rivolgerle una domanda alla quale sono in grado di dare solo una risposta limitata e parziale, mentre sono convinto che con la sua esperienza del mondo e della vita politica saprà illuminare me e tante persone che, in merito, si illudono con grave danno per l’Italia e per sé stessi. Dunque: si sente sempre più spesso l’affermazione «i comunisti di oggi non sono certo i comunisti di ieri!». Questo a me non pare proprio: non ho mai sentito il signor Bersani, il signor D’Alema, lo stesso presidente della Repubblica, dichiarare pubblicamente e chiaramente che la teoria marxista è stata un fallimento su tutti i piani: economico, sociale, umano, internazionale…come pure sono stati un fallimento tutti gli adattamenti in Cina, a Cuba, in Polonia, in Corea del Nord, nella nostra stessa Italia. Ora, o i comunisti rinunciano pubblicamente alla loro teoria costitutiva, e spiegano su quale base intendono cambiare la nostra società, costruire una nuova società, oppure se a tale teoria non rinunciano, visti i frutti inqualificabili della medesima, come si può ritenere che «i comunisti di oggi sono ben diversi dai comunisti di ieri»? E pur vero che tante persone oggi sembrano mirare ad un suicidio collettivo della nostra società, ma se qualcuno intende “suicidare” sé stesso perché mai deve “suicidare” anche gli altri? Perché mai tante persone si illudono in tal senso?
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