la stanza di Mario Cervi«Governatora» e «giudichessa» non sono termini scandalosi

Caro Dott.Cervi, da quando le donne, che per la verità spesso sono più intuitive, intelligenti e sagaci degli uomini, pretendono giustamente di occupare posizioni fino ad allora ricoperte da codesti, il lessico è andato in tilt. Il culmine del tilt lo stiamo vivendo in questi giorni (e, per chi soffre di insonnia, anche notti). Perché, mettiamo il caso che a presidente della Repubblica venisse eletto un essere umano di sesso femminile come dovremmo chiamarlo(a): presidente o presidentessa? E quando i media dovranno accennare al «capo dello Stato» scriveranno «capa dello Stato»? Sono certo che lei, e non solo il simpatico Prof.Sabatini di Uno Mattina in famiglia, lo sa.
Camogli (Genova)

Caro Fassone, le sue perplessità saranno probabilmente risolte dal professor Sabatini del quale - me ne rammarico ma guardo poco la televisione - non seguo gli interventi. Ci vorrebbe, per chiarire tutto, il grande e compianto Cesare Marchi. Io mi limito a qualche osservazione in precedenza già fatta (ma il problema nel frattempo non è cambiato). Voglio aggiungere subito che condivido in toto i suoi apprezzamenti alla capacità delle donne quando svolgono compiti prevalentemente assegnati, per una serie di motivi storici e sociali, agli uomini. Secondo me anche per le donne deve essere usato il maschile - presidente, ambasciatore e così via - quando l'uso del femminile possa trarre in inganno: perché presidentessa può essere la moglie del presidente, e ambasciatrice la moglie dell'ambasciatore. Se non c'è possibilità d'equivoco si femminilizzi pure. Lo si fa in Germania per la cancelliera, e non mi stupirebbe una governatora, una magistrata, una giudichessa costituzionale. Capa dello Stato è assolutamente da evitare, e anche comandanta (qualora una signora fosse posta alla guida di una nave, agendovi di sicuro molto meglio del comandante Schettino), mi suona male. Un'altra dibattuta e già da me trattata questione concerne l'uso di termini maschili che includono le donne. Dopo che si sia scritto «L'uomo è forte» resta da spiegare se il riferimento sia al maschio o all'umanità in generale. L'inconveniente - so di ripetere delle banalità - deriva dal fatto che nell'italiano e in molte lingue moderne c'è una lacuna lessicale. I latini - e anche i greci - usavano vocaboli diversi per l'uomo maschio (vir), per la donna (mulier), per l'uomo come genere umano (homo). Mi pare difficile rimediare. E mi pare grottesco il volerlo fare piegando artificiosamente la lingua a permalosità maschili o femminili.