la stanza di Mario CerviAbbiamo tanti guai. I politici non devono occuparsi anche di calcio

Assistiamo a promesse non mantenute, tasse su tasse, salamelecchi e prostrazioni, impegni non mantenuti, e potrei continuare. Nessuno parla, nessun giornalista si permette di «cantare fuori dal coro»! Un piccolo particolare; il premier si chiana Renzi e non già Berlusconi che per molto meno è stato sempre crocifisso! Chiacchiere e cartoline! Siano lontani anni luce ad esempio da un semplice «redde rationem» messo in atto dal congresso russo contro l'allenatore, mi pare Capello, sul perché abbia sbagliato strategia in questi mondiali. In Italia? Nulla di nulla! Prandelli continua a pubblicizzare lampadine, Balotelli appena sbarcato ha preso la sua Ferrari e via nelle discoteche ecc ecc. Viva l'Italia
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Caro De Luca, benissimo le sue critiche alle promesse non mantenute e a una tassazione oppressiva. Non benissimo a mio avviso l'affermazione secondo cui i giornalisti pronti al servaggio si guarderebbero bene dal «cantare fuori dal coro». Proprio il «cantare fuori dal coro» è da quarant'anni il nostro vanto e il nostro marchio. Non mi associo al suo ironico «viva l'Italia», traducibile in un «Viva la Russia» perché il parlamento sovietico ha chiamato l'allenatore Capello, uscito male dai mondiali, a un redde rationem. Io credo che il Parlamento italiano, pur con tutti i suoi enormi difetti, abbia agito saggiamente evitando a Prandelli un analogo «discolpati». Il calcio è importante, chi lo nega, ma non al punto da diventare il metro della capacità e della dignità nazionali. Siamo seri. Prandelli vada pure al Galatasaray, Balotelli si tenga pure la sua Ferrari, non metteremo il lutto. La buona prestazione della Colombia non ha cancellato il flagello dei narcotrafficanti, e una eventuale vittoria dell'Argentina non sanerebbe la sua vacillante economia. I governanti non devono occuparsi del pallone. Applaudano pure se la loro nazionale vince, si rammarichino se perde, ma le vere tragedie sono altre.