la stanza di Mario CerviAnche per Renzi nelle elezioni la sostanza vale più della forma

Caro Cervi, la leggo da sempre, sono un suo fedele e questo mi facilita nell'essere sincero con lei. Le confesso che la risposta data al lettore a proposito della legittimazione di Renzi non mi ha convinto. Credevo che per essere legittimato occorresse passare per le urne, essere eletto in una consultazione popolare. Penso dunque che il presidente del Consiglio sia tutt'ora un abusivo e che nemmeno il 41 per cento ottenuto valga come una sorta di sanatoria a posteriori. Questa per me è una democrazia al contrario.
Torre del Greco (Napoli)

Caro Ascione, le sono grato per la sua fedeltà e per la sua sincerità. Il dissenso tra noi non deriva dai fatti - il quaranta e passa per cento di Renzi alle «europee» è per lei come per me una certezza - ma dalla interpretazione dei fatti. Secondo lei, se ho ben capito, il recentissimo trionfo popolare di Renzi non può essere considerato un adeguato passepartout politico perché ottenuto in un'elezione che in teoria non riguarda l'Italia e perché dal punto di vista strettamente istituzionale lascia il presidente del Consiglio nella situazione in cui si trovava prima. Ossia sprovvisto d'un avallo delle urne (avallo nazionale, non europeo). Voglio essere anch'io sincero nel risponderle. Ho la convinzione che sul filo d'un ragionamento formale lei abbia ragione. Ma credo che i critici d'un premierato concesso dall'alto non si riferissero ai timbri, alle firme, alle controfirme dei documenti di Palazzo. Si riferivano alla sostanza, ossia all'anomalia d'un governante divenuto tale senza la verifica d'un passaggio elettorale. Da questo punto di vista - della sostanza, non della forma - mi pare che la valanga del 25 maggio abbia dissipato ogni dubbio. Renzi ha un largo consenso dei cittadini, il più largo, si dice, mai raccolto in Italia da un partito democratico. È lecito eccepire, nel nome della legge, ma non più nel nome d'una carente espressione di volontà dei cittadini.