la stanza di Mario CerviArnaldo Fusinato, la caduta di Venezia e l'Italia di oggi

Gentile Signor Mario Cervi,
ho letto i versi di Arnaldo Fusinato, adattati alla situazione attuale da una lettrice, la Signora Mariangela Covino, e mi piacerebbe che Lei ci ricordasse perché furono scritti.
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Cara amica, Arnaldo Fusinato fu uno dei poeti patrioti del Risorgimento che per la libertà d'Italia combatterono e a volte, come Goffredo Mameli, morirono. Nato a Schio nel 1817 Fusinato scriveva versi satirici contro l'Austria sotto il cui dominio erano finiti i territori della gloriosa repubblica di Venezia. Nel 1848 l'Europa prese fuoco. Moti a Parigi, moti a Vienna, moti in Italia con le cinque giornate di Milano e poi con le illusioni della prima guerra d'indipendenza. Il generoso Fusinato fu tra i difensori di Vicenza, poi accorse a Venezia dove Daniele Manin aveva guidato gli insorti e proclamato la repubblica. Venezia fu cinta d'assedio dalle truppe austriache e dopo cinque mesi, stremata dalla fame e dalle malattie, e ricattata con la minaccia di distruggere la più bella città del mondo, si arrese. A quella terribile sofferenza Fusinato dedicò l'ode citata dalla signora Covino. Che non è un capolavoro, che forse è troppo facile e scorrevole per i gusti raffinati, ma che con la forza dei suoi sentimenti ha lasciato una forte traccia, non soltanto letteraria. «Passa una gondola - nella città -ehi della gondola - qual novità? -Il morbo infuria - il pan ci manca - sul ponte sventola - bandiera bianca. - No no non splendere - su tanti guai - sole d'Italia - non splender mai». Dopo un lungo esilio Fusinato si spense nel 1888. La lettrice Covino ha associato la tragedia di Venezia agli attuali mali d'Italia. Sono consapevole di quanto sia grave l'attuale crisi, ma l'accostamento mi sembra azzardato ed eccessivo. Il morbo non infuria, il pan non ci manca, e invece di un Arnaldo Fusinato disponiamo, per interpretare la nostra disperazione, di Beppe Grillo.