la stanza di Mario CerviAttentato di via Rasella, un atto sanguinario e irresponsabile

A proposito di chi se la prende con Pippo Baudo il quale avrebbe definito quello di Via Rasella «un attentato terroristico» penso che a parte le oltre 300 vittime delle fosse Ardeatine ce ne fu una di cui tutti sembrano dimenticarsi: il bimbo Piero Zuccheretti che stava giocando in strada nei pressi del carrettino dove venne piazzato l'esplosivo e il cui corpicino martoriato fu scaraventato a quasi 10 metri di distanza. La documentazione fotografica prodotta qualche anno fa dal quotidiano Il Tempo è tuttora disponibile su internet. La tomba del piccolo Zuccheretti si trova al riquadro 53 del cimitero del Verano e quando ci vado poso un fiore sotto il busto marmoreo che lo ritrae.
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Caro Chiarini, è vero, nelle rievocazioni di via Rasella ci si dimentica troppe volte della vittima che si chiamava Piero Zuccheretti, e che non era né un combattente né un resistente. Era semplicemente un innocente. Per una espressione ritenuta non politicamente corretta Pippo Baudo viene additato al pubblico ludibrio. L'Anpi minaccia perfino azioni legali ricordando che dalla magistratura l'attentato fu qualificato come azione di guerra (ma anche la rappresaglia appartiene alla crudeltà della guerra, infatti il colonnello Kappler fu condannato non per la mattanza degli ostaggi, ma per avere ecceduto nel conteggio). Non mi piace la litigiosità da carte bollate che i custodi del verbo partigiano applicano a un evento da valutare ormai in sede storica. La domanda che l'orribile eccidio delle Fosse Ardeatine suscita è semplice. Valeva la pena di sacrificare centinaia di vite umane - inclusa quella d'un bambino - per un sanguinario atto dimostrativo che scatenò la ferocia tedesca e non accelerò nemmeno di un giorno la liberazione di Roma? Tanti sostengono che ne valeva la pena. Rispetto la loro opinione. Ma ritengo che si debba esigere rispetto anche per chi, me incluso, pensa che non ne valesse la pena. Invece no, pensarla così è considerato obbrobrio se non reato, si vuole una definitiva e incontestabile verità burocratica là dove per il tanto sangue versato si affollano i dubbi.